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Stefano Lepri (La Stampa): «La fragilità dell’Italia continua per colpa della risalita del debito pubblico»

“Non basta la stabilità segnalata dalla rielezione di Sergio Mattarella e dalla continuità del governo Draghi: la fragilità dell’Italia risalta nel balzo all’insù dei tassi sul nostro debito pubblico”.

Così Stefano Lepri commenta sulla Stampa gli effetti delle parole della presidente della Bce Christine Lagarde, che ieri ha aperto ad un aumento dei tassi di interesse nel 2022.

“La Bce – spiega Lepri – ha voluto solo segnalare che, al contrario di quanto aveva detto a dicembre, sarebbe pronta ad alzare i tassi più rapidamente qualora l’inflazione restasse sugli attuali livelli (5% annuo) invece di diminuire verso l’obiettivo desiderato (il 2%).

Ma è bastata l’ipotesi per far apparire precaria la posizione dell’Italia. Il rendimento dei Btp a 10 anni è salito di una ventina di centesimi, non poco. Alle parole della Lagarde tutti i tassi dei Paesi deboli dell’euro hanno fatto un balzo verso l’alto, ma per l’Italia il movimento è stato più significativo. Lo spread italiano è salito verso i 150 punti e lì è rimasto.

Lo ‘spread’ spagnolo, già molto più basso, circa 75, per qualche ora è salito a 82, e poi è ridisceso. La differenza – secondo Lepri – è che a Roma si parla di un nuovo ‘scostamento di bilancio’, quindi con emissione di altri titoli, a Madrid no.

Tra i nostri partiti di maggioranza è forte la pressione per spendere di più, per aumentare il deficit di bilancio 2022. Si chiedono altri sussidi ai settori che si proclamano in difficoltà.

Del caro-energia risentono tutti i Paesi europei in misura più o meno simile; indennizzi a famiglie e imprese appaiono opportuni, ma in Italia la concorrenza politica spinge al rialzo sulle cifre. A pandemia finita, sarà nelle cose un aumento dei tassi di interesse finora anormalmente bassi. Una prospettiva rischiosa per lo Stato più indebitato di tutti”.

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