Leonardo Becchetti (docente Economia Politica Università Tor Vergata Roma): «Non solo campagne vaccinali. Per uscire dalla crisi sanitaria ed economica è necessario anche un “vaccino sociale”»

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Non solo campagne vaccinali, ma anche un vaccino sociale. Così il professore dell’Università di Roma Tor Vergata, Leonardo Becchetti, ha aperto un interessante articolo uscito su Lancet Regional Health Europe. Economista di fama, tra gli ispiratori dell’Enciclica “Laudato si’”, Becchetti è membro del team di preparazione del prossimo G20 italiano sull’ambiente che si svolgerà a Napoli nel mese di Maggio. Co-autori dell’articolo, assieme al professor Becchetti, anche Antonio Felice Uricchio, presidente ANVUR, Alessandro Miani, presidente SIMA, Alessandro Distante, presidente ISBEM e Prisco Piscitelli, vicepresidente SIMA.

«Se vogliamo trarre una lezione decisiva dal COVID-19 dobbiamo avere chiaro che tutto è interconnesso, in modo da indirizzare i nostri sforzi verso azioni che raggiungano simultaneamente una serie di obiettivi, dall’economia verde al restituire senso alla vita umana, fino alla protezione della salute planetaria. La crisi del COVID-19 rappresenta una potenziale opportunità per accelerare questo processo di contrasto alle disuguaglianze e promozione di nuove forme di economia generativa, che dà senso alla vita dei singoli, dove le azioni di ciascuno sono in grado di impattare positivamente sulla vita degli altri sul nostro pianeta».

Secondo Becchetti il “vaccino sociale” c’è già ed è urgente quanto quello per curare il Covid-19. «È la generatività il vaccino sociale in grado di rafforzare gli anticorpi delle nostre comunità contro le presenti e future minacce. La generatività incorpora tutte le dimensioni del benessere (fisiche, mentali e sociali) che derivano dall’avere lavori soddisfacenti, protezione sociale, copertura sanitaria, istruzione universale e gratuita, vivere in un ambiente sano e sentire come cittadini la nostra responsabilità politica. La generatività rappresenta una prospettiva che può essere utile per valutare la qualità dei progetti che dobbiamo finanziare all’interno del Green Deal europeo e del Recovery Fund: i nostri investimenti dovrebbero essere concessi tenendo conto anche del loro potenziale generativo oltre alla loro capacità di creare valore economico e posti di lavoro. I progetti più preziosi per il nostro futuro sono quelli che prevedono la partecipazione attiva del maggior numero di persone nella nostra società»

Il professor Miani continua il ragionamento di Becchetti, sposandone appieno i principi. «Se questa pandemia e le drammatiche conseguenze che ha determinato è anche il frutto di uno squilibrio degli ecosistemi e di zoonosi endemiche (in linea con l’ormai celebre “One Health Approach”) intrecciatesi con povertà economiche e culturali, è proprio da questi ultimi aspetti che dobbiamo partire per contrastare le cause delle attuali e future pandemie. Saranno grandi piani come il Green Deal già messo in cantiere e finanziato dall’Unione Europea a restituirci un futuro anche migliore di quello degli ultimi decenni. La svolta verde europea coinvolgerà ogni settore dell’economia e l’UE sosterrà gli investimenti in tecnologie rispettose dell’ambiente, la digitalizzazione, la promozione di mezzi più puliti per i trasporti pubblici e privati, la decarbonizzazione della produzione di energia e dell’industria, la riduzione dei prodotti chimici in agricoltura, l’efficientamento energetico degli edifici ed il miglioramento degli standard ambientali globali contrastando l’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria».

Secondo il dottor Prisco Piscitelli, epidemiologo e vicepresidente SIMA cofirmatario dell’articolo: «Come intuito da Sir Richard Horton, editor in chief di Lance, quella del Covid-19 è una crisi risultante dalla fusione di un’epidemia infettiva e di una serie di condizioni sottostanti tra cui malattie non trasmissibili e fragilità che riconoscono le disuguaglianze socio-economiche come cruciali fattori predisponenti cruciali o addirittura prognostici».

L’articolo pubblicato su Lancet Regional Health Europe è accompagnato da una lettera di presentazione del presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. «Un nuovo orizzonte di speranza si aperto nel 2020 col Green Deal lanciato dall’Unione Europea per fissare l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 per tutti i paesi dell’UE, promuovendo l’obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2030 almeno al 50% rispetto ai livelli del 1990. Il Green Deal europeo ha lo scopo di trasformare le sfide climatiche e ambientali in opportunità e rendere la transizione giusta e inclusiva per tutti, senza lasciare indietro nessuna regione e nessuna persona. Questo impegno politico diventerà un obbligo legale per gli Stati membri dell’UE ed è supportato da un piano d’azione per passare ad un’economia circolare, pulita, in grado di ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento. Al piano si accompagna un enorme sostegno finanziario all’economia verde, mobilizzando investimenti fondi pubblici e privati fino a 1.000 miliardi di euro nei prossimi 10 anni oltre al 50% dei fondi della Banca europea per gli Investimenti».

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