Leonardo Becchetti (Avvenire): «I tempi straordinari che stiamo vivendo richiedono una risposta economica altrettanto straordinaria»

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Rispetto alle preoccupazioni per l’aggravio di debito pubblico necessario per far fronte alla crisi Leonardo Becchetti su Avvenire invita a cambiare radicalmente approccio. “La pandemia ci ha proiettato violentemente fuori dai sentieri macroeconomici convenzionali e molti economisti ragionano su vie d’uscita altrettanto non convenzionali dalla crisi. Le Banche centrali, in realtà, sono su percorsi non convenzionali da tempo. Una vecchia proposta ‘radicale’ è quella del piano Padre (Politically Acceptable Debt Restructuring in the Eurozone), formulato dagli economisti Pierre Paris e Charles Wyplosz, secondo la quale la Bce potrebbe acquistare il debito oltre il 60% del Pil di ciascun Paese membro e trasformarlo in titolo irredimibile a tasso zero.

La proposta non comporterebbe effetti inflazionistici, ma perdite ingenti sul bilancio Bce colmate nel tempo coi proventi da signoraggio. Nell’ipotesi avanzata lo scorso marzo da Giavazzi e Tabellini sarebbero invece gli Stati membri a emettere titoli irredimibili per raccogliere risorse per l’emergenza Covid che la Bce dovrebbe impegnarsi ad acquistare. E’ forse arrivato il momento di porre una questione di principio che ruota attorno a queste proposte e all’operato non convenzionale della Bce: non sarebbe ‘giusto’ che la Bce condonasse il debito creato durante il Covid e non sarebbe possibile, più in generale, per la Bce cancellare porzioni di debito pubblico degli Stati nazionali? La risposta è sì, ma la questione è più politica che economica.

Parliamo tanto di ripartenza, rigenerazione e siamo tutti preoccupati di come potremo riprenderci con un fardello così pesante sulle spalle. I tempi straordinari che stiamo vivendo – conclude Becchetti – invitano a interrogarsi se non sia il caso di pensare ad una risposta altrettanto straordinaria che potrebbe dare una spinta decisiva alla rigenerazione dell’economia e della società dopo la pandemia”.

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