Potrebbe arrivare una svolta alla crisi che sta attraversando la raffineria di Priolo, aggravata dall’embargo deciso dall’Ue per il petrolio russo via mare, l’unico greggio che arriva allo stabilimento della Lukoil, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, tra occupazione diretta e indotta.
L’inasprimento delle sanzioni alla Russia e in particolare al petrolio russo rischia infatti l’immediata chiusura della raffineria Isab che si trova a Priolo nell’area industriale di Siracusa. E quindi al collasso dell’intera zona industriale, uno dei più importanti poli energetici d’Europa.
Per la prima volta, a quasi cinquant’anni dalla fondazione, si fa più concreto il pericolo di una chiusura dell’impianto per quello che ormai tutti da queste parti chiamano «effetto boomerang delle sanzioni alla Russia di Putin» e di un atteggiamento da parte del sistema creditizio che è giudicato «inutilmente ostile» nei confronti di un’azienda di diritto italiano controllata dalla svizzera Litasco SA a sua volta controllata da Lukoil il cui fondatore e numero uno Vagit Alekperov si è dimesso nei giorni scorsi.
La Raffineria Isab, che Litasco ha acquistato qualche anno fa dal Gruppo Erg, lavora (oggi) 10,6 milioni di tonnellate (in media) di greggio raffinato l’anno (il 13,6% del totale nazionale) ma con una capacità di raffinazione che, secondo i dati registrati dall’Unem, raggiunge i 19,4 milioni di tonnellate di greggio l’anno pari a poco più del 22,2% del totale del nazionale.
Gli affari con la Russia
Fino a qualche mese fa Isab acquistava dalla Russia in media il 40% di petrolio, ora invece la totalità del greggio lavorato arriva dalla Russia e in particolare dai pozzi controllati da Lukoil: le banche non concedono più il credito necessario né le garanzie per acquistare il petrolio fuori dalla Russia e quindi è arrivato il soccorso di Lukoil: «Prendiamo il greggio da Lukoil – dice Claudio Geraci, vicedirettore generale di Isab – perché è l’unica società che ci fa credito». Ecco perché eventuali sanzioni indiscriminate al petrolio russo avrebbero un effetto solo: la chiusura della raffineria e il licenziamento dei lavoratori.
«Ma facciamo attenzione – dice Mimmo Tringali, amministratore dei Cantieri Tringali di Augusta – la chiusura della Raffineria Isab manderebbe a gambe all’aria l’intera area industriale perché qui tutto si tiene. Per quanto riguarda il solo cluster marittimo sono in bilico almeno mille posti di lavoro e un giro d’affari di un miliardo con centinaia di aziende interessate». Sarebbe la fine, per dire, per il Porto di Augusta che «movimenta ogni anno 38 milioni di tonnellate di merci in cui i prodotti Isab hanno un peso determinante: su 2600 approdi in un anno sono almeno 500 quelli Isab».
La novità del MISE
La novità ora arriva dal ministero per lo Sviluppo economico che “segue con la dovuta attenzione la situazione del Petrolchimico del Siracusano preoccupato, “soprattutto, per le possibili ricadute occupazionali che le misure conseguenti alla guerra in Ucraina potrebbero causare”.
Fonti del Mise fanno sapere che, “nel rispetto di tutte le competenze”, il ministero “e’ pronto a valutare la dichiarazione di area di crisi complessa”. La notizia è accolta con sollievo dai rappresentanti sindacali, ma non ferma le polemiche politiche.
“Sapere da un’agenzia di stampa che dopo sette mesi il Mise sarebbe pronto a valutare la dichiarazione di area di crisi complessa per il petrolchimico siracusano lascia sgomenti”, afferma l’assessore alle Attività produttive della Regione Siciliana Mimmo Turano, ricordando che “il governo Musumeci non ha ricevuto alcuna risposta dall’esecutivo Draghi, nonostante abbia personalmente scritto ben quattro volte al ministro Giorgetti”.
L’allarme “bomba sociale” per l’Iasb di Priolo e’ stato rilanciato anche dal governatore Nello Musumeci. stimando, in Sicilia, con l’embargo Ue, “una perdita del posto di lavoro per 4-5 mila padri di famiglia”.
Anche per la deputata siracusana di Fi, Stefania Prestigiacomo, “la decisione rischia di avere conseguenze drammatiche sull’economia isolana e gravi ripercussioni su tutto il sistema degli approvvigionamenti energetici nazionali”. Per l’ex ministro “la chiusura dell’Isab va scongiurata a tutti i costi”, perche’ “sarebbe un ‘effetto collaterale’ della guerra che l’Italia, e la Sicilia in particolare, non puo’ permettersi”.
La posizione dei sindacati
La Cgil e Filctem chiedono che intanto “il governo intervenga sulle banche affinche’ riaprano a Lukoil le linee di credito oggi bloccate” per evitare “il collasso dell’intera area industriale, con la perdita di circa 10mila posti di lavoro, se dovesse entrare in crisi e chiudere l’Isab di Priolo, societa’ italiana controllata da una societa’ svizzera”.
Ust e Femca Cisl sollecitano il Mise a “concedere il riconoscimento dell’area di crisi” a Priolo perche’ si avrebbero “importanti ricadute per il polo industriale siracusano, soprattutto grossi investimenti pubblici e privati che potrebbero favorire la riconversione del sito e l’attuazione di un sistema energetico integrato”.








