La storia politica italiana – ricorda Francesco Verderami sul Corriere della Sera – è scandita da governi di coalizione, che fisiologicamente sono sottoposti a tensioni provocate dalla dialettica interna.
L’idea che le differenze possano essere superate con l’elaborazione di un programma comune, non regge.
Non accade nemmeno in Germania, dove pure i partiti – prima di votare la fiducia al Cancelliere – impiegano a volte mesi per redigere un accordo minuzioso sui provvedimenti.
Il motivo è che gli eventi si incaricano di mutare la realtà, imponendo spesso l’adozione di scelte non previste. Insomma, le liti tra forze alleate sono scontate.
Per certi versi rappresentano un elemento di vitalità della democrazia, sono una palestra che allena alla ricerca della mediazione.
Il fatto è che negli ultimi tre decenni la dialettica da fisiologica è diventata patologica. La battaglia contro il nemico interno – magari per mancanza di avversari esterni – ha piegato il naturale confronto alla ferrea logica della competizione, trasformando le legislature in una campagna elettorale permanente. Anche in assenza di elezioni.
Questi meccanismi sono diventati una vera e propria forma di costume nel Palazzo, che mina la credibilità della politica agli occhi dell’opinione pubblica.
Nonostante ciò, nella cosiddetta Terza Repubblica si continua a riproporre lo stesso stilema del passato. Il bradisismo permanente nelle coalizioni di governo si manifesta anche adesso.
Non è in discussione il confronto. Tanto meno può passare la tesi che non si debba disturbare il manovratore.
Il punto è che – oltre un certo limite – i cittadini non riescono a capire dove finiscano le legittime istanze e dove inizino le faide, che rendono difficoltosa la collaborazione, alimentano le diffidenze, consumano credibilità.
E diventano un alibi per chi deve assumersi la responsabilità della mediazione e chi ambisce ad ottenere un risultato dalla mediazione.
Per saperne di più:

Quei bambini con il passamontagna | L’analisi

Preadolescenti in piazza a “spaccare tutto”: il villaggio educante si è rovesciato tra schermi e imp...

Pensioni: la doppia stretta del 2027, la Cgil stima tagli fino al 4% fra assegni più bassi e requisi...

Oltre la sfiducia organizzata: la democrazia alla prova delle urne tra elezioni delegittimate e radi...

Giovani, violenza e vuoto di valori: il problema non sono solo i “maranza”, occorre andare oltre la ...






