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Le inutili paure italiane sulla concorrenza | L’analisi

Le inutili paure italiane sulla concorrenza. Ne parla Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera: “Sui balneari il rischio di una procedura d’infrazione da parte di Bruxelles indebolisce il nostro potere negoziale su fronti assai più complessi: dal nuovo patto di stabilità alla spinosa questione degli aiuti pubblici all’industria.

La giurisprudenza, con le pronunce del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione, è chiara. Il «bagnasciuga» – osserva de Bortoli – è un argine illusorio, ma politicamente utile.

Risponde alle attese di una parte dell’elettorato, di una delle tante lobby, corporazioni del nostro Paese. Piccola però, ve ne sono tante altre. Più potenti e meno visibili.

Lo Stato siamo tutti noi. Ma pensate soltanto, per un istante, se tutto il resto dell’economia fosse regolato dallo stesso principio — lunghe concessioni, trasmesse di padre in figlio — ci ritroveremmo ancora immersi in una sorta di Medioevo.

Ha qualche ragione però chi teme che mettendo a bando le concessioni possano vincere società multinazionali che nulla hanno a che vedere con le comunità locali.

Sì, ma si può obiettare che favorire le aggregazioni territoriali o nazionali e creare società in grado di esportare un modello gestionale di successo, aprirebbe al made in Italy altri e forse persino più redditizi mercati. Ma la concorrenza piace poco anche ad altri. Più potenti. A parole più moderni e aperti.

E nel vissuto quotidiano l’apertura dei mercati è spesso vista come un pericolo. Non come un’opportunità. Soprattutto per i più giovani. Se ne vanno già in tanti. E dove vanno? In Paesi nei quali vi sono maggiore concorrenza e riconoscimento del merito.

Eppure, il Paese dimostra di stare in piedi grazie soprattutto alla dinamicità innovativa di chi esporta e affronta ogni giorno una concorrenza internazionale spietata. Gli esempi sono numerosi. La concorrenza in Italia, non è temuta solo sulle spiagge.

Quello – conclude de Bortoli – è solo un granello, in un rosario di paure ancestrali che i successi del made in Italy hanno dimostrato essere del tutto ingiustificate”.

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