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Le famiglie dell’Eurozona pagano circa il doppio per l’elettricità rispetto alle industrie | Il bollettino della BCE

A GENNAIO INFLAZIONE SCESA A 1,7%, A LUNGO TERMINE ATTESA A 2%

“A gennaio 2026 l’inflazione è diminuita all’1,7 per cento, dal 2,0 di dicembre e dal 2,1 di novembre. L’inflazione dei beni energetici si è ridotta al -4,1 per cento, dopo il -1,9 di dicembre e il -0,5 di novembre, mentre quella dei beni alimentari è aumentata al 2,7 per cento, dal 2,5 di dicembre e dal 2,4 di novembre. L’inflazione al netto delle componenti energetica e alimentare è diminuita al 2,2 per cento, dopo il 2,3 di dicembre e il 2,4 di novembre. L’inflazione dei beni è salita allo 0,4 per cento, mentre quella dei servizi è diminuita al 3,2, a fronte del 3,4 di dicembre e del 3,5 di novembre. Le misure dell’inflazione di fondo hanno subito lievi variazioni negli ultimi mesi e restano coerenti con l’obiettivo del 2 per cento a medio termine perseguito dal Consiglio direttivo”. Così il Bollettino economico della BCE.

“La crescita delle retribuzioni contrattuali e gli indicatori prospettici, quali l’indice salariale della BCE e i risultati delle indagini sulle aspettative relative ai salari – prosegue il bollettino dell’Eurotower – segnalano una perdurante moderazione del costo del lavoro. Tuttavia, resta incerto il contributo della componente eccedente i minimi contrattuali alla crescita complessiva delle retribuzioni. Le misure delle aspettative di inflazione a più lungo termine continuano ad attestarsi prevalentemente intorno al 2 per cento, sostenendo la stabilizzazione dell’inflazione intorno all’obiettivo del Consiglio direttivo”.

PROSPETTIVE INFLAZIONE PIÙ INCERTE DEL CONSUETO, PESA CONTESTO MONDIALE

“Le prospettive di inflazione restano più incerte del consueto a causa del contesto politico mondiale mutevole. L’inflazione potrebbe risultare inferiore se, per effetto dei dazi, la domanda di esportazioni dell’area dell’euro si riducesse più di quanto atteso e se i paesi con eccesso di capacità produttiva aumentassero ulteriormente le loro esportazioni verso l’area”.

“Inoltre – prosegue il bollettino della Banca Centrale europea – un rafforzamento dell’euro potrebbe far scendere l’inflazione oltre le attuali aspettative. Anche mercati finanziari più volatili e avversi al rischio potrebbero gravare sulla domanda e ridurre quindi l’inflazione. Per converso, l’inflazione potrebbe risultare superiore se le quotazioni dell’energia aumentassero in maniera persistente o se catene di approvvigionamento mondiali più frammentate spingessero al rialzo i prezzi all’importazione, riducessero l’offerta di materie prime critiche e accrescessero i vincoli di capacità produttiva nell’economia dell’area dell’euro. Se la dinamica salariale si moderasse più lentamente, l’inflazione dei servizi potrebbe ridursi più tardi di quanto atteso”.

INCREMENTO SPESA DIFESA PUÒ FAR SALIRE INFLAZIONE A MEDIO TERMINE

“L’incremento programmato della spesa in difesa e infrastrutture potrebbe anche far aumentare l’inflazione nel medio termine. Eventi meteorologici estremi, e più in generale il dispiegarsi della crisi climatica e ambientale, potrebbero determinare aumenti dei prezzi dei beni alimentari superiori alle attese”.

SPESA DIFESA, RIFORME E TECNOLOGIE POSSONO SPINGERE CRESCITA OLTRE ATTESE

“La spesa programmata per difesa e infrastrutture, unitamente all’adozione di riforme volte a migliorare la produttività e all’impiego di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’area dell’euro, potrebbe sospingere la crescita più delle attese, anche attraverso gli effetti positivi sulla fiducia di imprese e consumatori. Nuovi accordi commerciali e una maggiore integrazione del mercato unico potrebbero inoltre stimolare la crescita oltre le attuali aspettative”.

FAMIGLIE EUROZONA PAGANO CIRCA DOPPIO PER ELETTRICITÀ RISPETTO A INDUSTRIE

“Le famiglie dell’area dell’euro pagano circa il doppio per l’elettricità rispetto alle industrie ad alta intensità energetica, perché tutte le componenti della bolletta risultano più care”.

“In Francia e nei Paesi Bassi – prosegue il bollettino dell’Eurotower – le famiglie pagano circa il 64 e il 20 per cento in più rispetto alle industrie ad alta intensità energetica. Questo fenomeno è ancora più marcato in Germania, Spagna e Italia, dove i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie sono più elevati di circa il 100 per cento. I paesi che dipendono dai combustibili fossili importati per la produzione di energia elettrica vanno tendenzialmente incontro a prezzi dell’elettricità più elevati, in quanto tali combustibili generalmente hanno costi marginali più elevati rispetto al nucleare o alle fonti rinnovabili. Inoltre, differenze nelle imposte nazionali e nella regolamentazione degli oneri di rete sono anch’esse all’origine di notevoli variazioni tra paesi nei prezzi finali dell’energia elettrica”.

EXPORT EUROZONA RESTA VINCOLATO DA DAZI USA ED EURO FORTE

“Le esportazioni dell’area dell’euro restano vincolate dai dazi statunitensi, da un euro forte e da una debole domanda mondiale, e sono diminuite dello 0,1 per cento nei tre mesi fino a ottobre 2025”.

“L’incremento complessivo delle esportazioni verso gli Stati Uniti è riconducibile a un netto aumento, a settembre, delle esportazioni irlandesi di prodotti farmaceutici legati ai farmaci per la perdita di peso, che ha ampiamente compensato il calo delle altre esportazioni verso tale paese. Le esportazioni verso altre destinazioni sono rimaste modeste, in un contesto di apprezzamento del tasso di cambio e di perduranti perdite di quote di mercato delle esportazioni in molteplici destinazioni e settori. Gli indicatori anticipatori segnalano una perdurante debolezza negli ordinativi dall’estero del settore manifatturiero. I volumi delle importazioni dell’area dell’euro hanno segnato un calo significativo, dell’1,1 per cento, nei tre mesi fino a ottobre 2025, ad eccezione delle importazioni dalla Cina che continuano a essere sostenute da prezzi molto competitivi, dalla capacità in eccesso nel settore manifatturiero e da un deprezzamento del tasso di cambio nei confronti dell’euro”.

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