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Le aziende attingono alla liquidità, le famiglie investono di più sui bond | L’analisi

Le aziende stanno attingendo alla grande liquidità parcheggiata nei conti correnti bancari durante la pandemia, frutto anche dei prestiti straordinari garantiti dallo Stato, riducendo così la massa di denaro che stazionava sui depositi.

Il cambio di passo, certificato dai dati del rapporto mensile Abi, vede archiviare il forte incremento di 130 miliardi di euro dei depositi durante il lockdown.

A dicembre 2022 il calo è dell’1,3% (24,1 miliardi) a 1835 miliardi di euro.

Non a caso, come emerso dall’indagine condotta dalla Banca d’Italia presso le aziende, “la posizione complessiva di liquidità è valutata sufficiente o più che sufficiente da oltre il 90 per cento del campione” delle imprese.

C’è poi la serie di rialzi dei tassi da parte della Bce che non ha effetti solo sul costo dei mutui o dei prestiti ma anche sulla ricomposizione dei portafogli delle famiglie.

La fine del decennio di ‘tassi zero’ e l’aumento dei rendimenti dei bond hanno fatto tornare l’appetito verso la raccolta indiretta e gli investimenti in obbligazioni che dal 2012 avevano subito ribassi ininterrotti con la sola parentesi del mese di novembre 2019.

In queste settimane si moltiplicano le emissioni di bond destinati anche ai piccoli risparmiatori e non solo agli istituzionali, da parte di gruppi industriali e finanziari. La raccolta da obbligazioni a dicembre infatti è risultata stabile a 209 miliardi per la prima volta da tre anni.

Fra luglio e novembre dello scorso anno, sottolinea l’associazione bancaria, gli investimenti in titoli custoditi presso le banche sono saliti di 82 miliardi, di cui 56,7 miliardi fanno capo alle famiglie.

Nel frattempo, in attesa di capire meglio quale sarà lo scenario del 2023 fra inflazione che perdura e sviluppi della guerra in Ucraina, i prestiti bancari continuano a salire seppure a un passo ridotto. Quelli a famiglie e imprese sono cresciuti del 2,1% nell’ultimo mese dello scorso anno.

Ancora da quantificare poi l’impatto sul mercato dei mutui delle misure varate dal governo per sostenere il mercato, specie quelle per gli under 36.

Da notare poi come i problemi di alcune aziende e famiglie a causa del caro energia non si siano riflesse nei bilanci bancari.

L’emersione dei crediti in sofferenza peraltro ha normalmente un ritardo di alcuni mesi.

Le sofferenze nette anzi sono in lieve calo a 16,3 miliardi, un livello “molto basso e quasi fisiologico” sottolinea il vice dg Gianfranco Torriero nella conference call sui dati.

“Anche se nei prossimi mesi potrebbe salire, visto l’atteso rallentamento dell’economia e le tensioni sui prezzi, si parte da un ‘pavimento’ molto basso” aggiunge “e quindi non rivedremo quei livelli visti durante la crisi finanziaria”.

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