Michele Ainis su Repubblica invita a lasciare in pace la nostra ‘povera’ Costituzione: “La madre delle riforme è sempre incinta, come la madre dei cretini evocata da Flaiano.
Ma in attesa di generare il premierato – osserva Ainis – l’impeto riformatore si rovescia su ogni norma della Costituzione, la rivolta come un calzino usato, vi aggiunge più grani di un rosario.
Sono 117 i disegni di legge costituzionale via via presentati in Parlamento durante questo primo scorcio della legislatura.
È la maledizione del nostro tempo: siamo diventati prolissi, verbosi, ridondanti.
Infiliamo filastrocche di parole perché non abbiamo più nulla da dire.
Ma è un esercizio vano, quando non anche nocivo, se applicato alle parole della legge.
Da molti anni un virus nomenclatore infetta il nostro ordinamento.
Questa incontinenza semantica e verbale è ancora più perniciosa rispetto alle parole della Costituzione.
Non a caso, nel 1947, l’Assemblea costituente impegnò almeno un quarto delle proprie discussioni per espungere dal testo il sovrappiù, il superfluo, le disposizioni che non meritassero spazio nella legge fondamentale dello Stato.
Oggi invece di spazio se ne trova, perfino nella Parte prima, quella sui principi e sui diritti, che dovrebbe essere intangibile come le tavole di Mosè.
Nel 2022 – ricorda l’editorialista – il Parlamento ha approvato a voti unanimi la riscrittura dell’articolo 9, per aggiungervi la tutela dell’ambiente, senza accorgersi che la Consulta lo protegge già dagli anni Ottanta, né che questa parolina magica fosse stata introdotta nella Carta fin dal 2001.
Nel 2023 le Camere, ancora una volta senza nessun voto contrario, hanno inciso l’articolo 33, scrivendo che lo sport fa bene alla salute.
E ci mancherebbe, come non essere d’accordo?
Ma allora scriviamoci pure che alla mamma si deve voler bene, o che la pastasciutta è il nostro piatto nazionale.
Dara (Lega) s’accorge che nell’articolo 22 manca il diritto all’identità digitale.
Boldrini (Pd) chiede di modificare l’articolo 37 per indicare la funzione familiare dei lavoratori, oltre che delle lavoratrici.
Foti (FdI) vorrebbe introdurre nell’articolo 32 il principio della ‘sovranità alimentare’.
E via via, viva la fantasia.
Da qui una preghiera, anzi una prece, a mani giunte sull’altare della Costituzione: lasciatela in pace, povera donna”.
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