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[L’analisi] Spunta l’aiuto al Superbonus per i redditi medio-bassi

Nonostante il prossimo decreto Aiuti quater farà calare il Superbonus dal 110 al 90 per cento, è stato introdotto un contributo ai proprietari con reddito medio-basso per i lavori di ristrutturazione. C’è anche una norma che ha questo obiettivo nel provvedimento approvato la scorsa settimana, che attende ora la messa a punto definitiva e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Il sostegno, scrive il Messaggero, verrà assegnato con lo stesso criterio del quoziente familiare, introdotto anche per determinare il diritto a fruire della detrazione per le abitazioni unifamiliari.

Quindi invece dell’Isee è prevista una soglia di reddito fissata a 15 mila euro ma che poi viene incrementata in base alla numerosità della famiglia. Quindi con un coniuge o un convivente il parametro sale a 2 e dunque il limite di reddito complessivo diventa di 30 mila euro, con un familiare (tipicamente un figlio) si arriva a 37.500, con due a 45 mila e con tre o più a 60 mila. Questo vuol dire ad esempio che la famiglia tipo composta da due genitori e due figli potrà accedere al contributo se tutti i redditi Irpef non superano i 45 mila euro.

La misura dell’aiuto e le modalità di erogazione dovranno essere precisate con un successivo decreto del Mef. Le risorse necessarie saranno ritagliate all’interno dei risparmi ottenuti proprio con la revisione delle percentuali del superbonus: la parte restante sarà invece canalizzata in un altro fondo al servizio della manovra di bilancio per il triennio 2023-2025. Come già annunciato dal ministro Giorgetti, la legge di Bilancio dedicherà all’emergenza bollette circa 21 miliardi, mentre
un’altra decina andrà a interventi diversi.

Il nuovo contributo si inserisce nella strategia del governo in tema di superbonus, fondata su due pilastri: da una parte ridurre l’esborso complessivo per lo Stato, che negli anni e nei mesi scorsi, nonostante le incertezze legate ai cambiamenti normativi, ha superato gli stanziamenti originariamente previsti; dall’altra concentrare il beneficio sulle fasce di reddito basse e medio-basse, invece che su quelle relativamente più alte. In particolare, il contributo dovrebbe venire incontro alle esigenze dei proprietari che all’interno dei condomini possono essere restii ad avviare i lavori, relativi sia alle parti comuni che alle singole unità immobiliari.

La difficoltà, e dunque la potenziale minore attrattività dello strumento, derivano in parte dalla riduzione dell’intensità dello scontro, che passando al 90 per cento non sarà più totale; ma soprattutto dall’attuale situazione di blocco della cessione dei crediti di imposta, che limita la possibilità di fruire dello sconto in fattura e dunque può costringere i beneficiari ad attendere le successive dichiarazioni dei redditi per fruire effettivamente del superbonus. Va detto che per i redditi particolarmente bassi una situazione del genere può rappresentare un ostacolo insormontabile, visto che queste persone rischiano di trovarsi senza capienza fiscale: ovvero pagando un’imposta bassa o addirittura nulla non hanno modo di sfruttare la detrazione.

Dopo l’entrata in vigore del decreto il Parlamento premerà – durante l’iter di conversione – per dare un po’ di tempo in più al vecchio regime del 110% (la scadenza per la presentazione della comunicazione è al momento fissata al 25 novembre). Emendamenti in questo senso sono già stati annunciati da Forza Italia. Ma nel frattempo maggioranza e governo dovranno di certo affrontare proprio il tema dei crediti ancora bloccati.

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