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[L’analisi] Costi impazziti, il vino fugge dal vetro. Dalla plastica al cartone. Ecco tutti i contenitori alternativi

Il decreto etichettatura offre la possibilità di ridiscutere l’uso di materiali diversi per i contenitori per il vino. Ad aprire a questa ipotesi è il coordinatore Vino di Alleanza Agroalimentari, Luca Rigotti, che propone di modificare l’obbligo che impone confezioni in vetro sotto i due litri di vino. La proposta nasce dall’esigenza delle imprese vitivinicole di ricercare prezzi più bassi, a causa dell’aumento dei costi del vetro e le difficoltà di approvvigionamento.

«Visto che è in discussione il decreto etichettatura» spiega Rigotti a margine della presentazione dello studio Censis-Alleanza «si potrebbe aprire come cornice nazionale al l’uso di materiali diversi, questo oggi forse sta diventando una necessità». Il coordinatore spiega che i materiali utilizzabili sono tanti, dalla plastica ai bag in box (cartone), ad esempio, usati oggi solo per le confezioni di oltre due litri.

Le alternative al vetro

«Ci sono alcuni mercati che già chiedono contenitori alternativi al posto del vetro» precisa il Coordinatore «e se sei un imprenditore e ci vuoi entrare li devi avere; è un po’ come il tappo a vite che in Italia è visto per un vino qualitativamente inferiore ma ci sono certe catene che se non lo hai sei fuori».

«Ovviamente l’ultima parola sull’uso o meno del vetro nelle bottiglie sotto i due litri starebbe ai territori tramite i Consorzi di tutela», avverte il coordinatore, «che in base al mercato e alle proprie esigenze potrebbe percorrere o meno questa strada, modificando i disciplinari. Si tratta di dare una possibilità in più da perseguire in questo momento».    

Aumento dei prezzi

Quanto ai maggiori costi evidenziati dallo studio, che si stanno abbattendo sul settore, Rigotti ha detto che «vengono assorbiti dalle imprese e alla fine sulla produzione dell’uva dei nostri soci. C’è qualcuno che ha fatto dei piccoli aumenti ma è un mercato così difficile, con una situazione congiunturale ed economica così complessa con un potere di acquisto minore rispetto non solo all’anno scorso ma anche a sei mesi fa; il vino non è un bene di prima necessità all’interno di una famiglia rispetto ad altre priorità, per cui qualche aumento sì, ma non possiamo illuderci che l’assorbimento degli extra costi venga fatto dall’aumento del prodotto sia a livello nazionale che estero».

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