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L’allerta di Cingolani: “Il settore difesa della Ue è troppo frammentato, serve una massa critica”

“Un sistema frammentato dove ognuno dei 27 Paesi dell’Ue investe sui propri carri armati e sui propri jet non funziona.

Qualcuno dirà che non è l’ideale per la sovranità nazionale, ma dobbiamo guardare alla difesa da una prospettiva globale”.

Lo ha detto al Financial Times l’ad di Leonardo spa, Roberto Cingolani, spiegando che la guerra in Ucraina è servita ad aprire una discussione su come realizzare partnership tra i gruppi europei nel settore della difesa.

SETTORE DIFESA UE VA RAZIONALIZZATO

Secondo l’ex ministro, l’Ue dovrebbe quindi razionalizzare un’industria della difesa frenata dall’attenzione degli Stati membri per i propri campioni nazionali.

Leonardo e il consorzio franco-tedesco Knfs hanno annunciato a dicembre una partnership per costruire una nuova generazione di carri armati, progetto inizialmente lanciato da Germania e Francia sostituiranno i loro carri armati Leopard 2 e Leclerc.

“Se ci sono molte aziende che investono su molte piattaforme differenti, l’investimento medio per piattaforma è basso” ha proseguito Cingolani mettendo a confronto i programmi europei e quelli Usa dove il focus va su poche piattaforme con investimenti consistenti.

NORME CONCORRENZA TROPPO STRINGENTI

Il manager ha quindi auspicato che un supporto in questa direzione venga anche dalle normative europee che con la loro eccessiva attenzione ai principi della concorrenza rischiano di non consentire ai gruppi industriali della difesa di avere successo né individualmente né insieme.

Inoltre, i costi dell’energia, le norme sulle emissioni e il costo del lavoro in Europa, se confrontati con Usa e Cina, finiranno per pesare sulle aziende europee quotate perché gli investitori “andranno altrove”, ha proseguito Cingolani spiegando che “dobbiamo iniziare a costruire una massa critica in Europa.

Dobbiamo gettare le basi per centri della difesa continentali”.

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