Vedremo un appiattimento della curva «e una possibile ripresa del numero dei contagi quando la discesa della variante Alfa, la ex “inglese”, adesso predominante in Italia, verrà contrastata dalla risalita della Delta. Quando quest’ultima arriverà al 20-25%, ci sarà un impatto. Non lo osserviamo ancora perché, forse, siamo sotto quella soglia e perché comunque i numeri assoluti sono bassi, c’è poco virus in giro». Lo dice, in un’intervista a La Repubblica, Carlo La Vecchia, epidemiologo e ordinario all’Università di Milano.
«È possibile che nelle prossime settimane, come avvenuto ad esempio Regno Unito e Israele, si osservi una inversione di tendenza nei contagi». In quei Paesi i casi gravi «sono molto pochi. C’è un aumento degli accessi negli ospedali del Regno Unito, più o meno un raddoppio nell’arco di 15 giorni dell’accesso nelle terapie intensive, ma i numeri assoluti sono comunque bassi».
Poi «non c’è praticamente un impatto sui decessi. Questo non esclude che le cose possano un po’ peggiorare in futuro, ma rende estremamente improbabili ulteriori ondate di dimensioni analoghe a quelle dello scorso inverno per ciò che concerne Covid grave, ospedalizzazioni e decessi». Bisogna sbrigarsi «a fare le seconde dosi perché la prima non protegge bene dalla variante Delta. Abbiamo ancora meno della metà dei sessantenni e dei settantenni che hanno ricevuto le due dosi».
Secondo La Vecchia i richiami andrebbero anticipati per gli over 60: «Andrebbero fatte 6-7 milioni di dosi. Poi ci si deve concentrare sulle seconde dosi a chi ha tra 50 e 59 anni. Anche se è difficile in questo momento cambiare l’impostazione della campagna vaccinale».
Vanno protetti «tutti i cittadini italiani, ma i ragazzi e poi i bambini dovranno essere vaccinati per ultimi. I giovani si ammalano molto poco e quasi mai gravemente se hanno meno di venti anni».
La Vecchia precisa che «non torneremo mai più ai livelli di marzo 2020 o all’inverno 2021 ma dobbiamo abituarci a convivere con questi strumenti che ci consentono di contenere la diffusione e le conseguenze cliniche».
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