Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

La Ue affossa ogni soluzione al debito pubblico dell’Italia | Lo scenario

A volte esplicita, a volte sottesa, si ripresenta con frequenza la questione del debito pubblico italiano, come da ultimo accade nella riunione del Consiglio Europeo in corso a Bruxelles.

Si evoca questo argomento per trarne la conclusione dei molto limitati spazi fiscali per l’intervento pubblico in economia.

Si afferma che la cura migliore del debito è la crescita. Ma quando si propongono a livello europeo soluzioni, quale quella del fondo sovrano per investire nell’industria e nella transizione ambientale, dunque nella crescita, ci si oppone da diversi paesi tout court o con il rigetto dell’ipotesi di mettere in comune il debito per la raccolta dei mezzi da investire. Intanto, un progetto per il fondo della specie è rinviato alla metà dell’anno.

Sul debito rilevano, direttamente o indirettamente, le diverse iniziative, nazionali ed europee, che possono, e in alcuni casi debbono, essere adottate. Esamineremo approfonditamente le conclusioni del Consiglio Europeo in corso sulle deroghe alla normativa concernente gli aiuti di Stato e sull’auspicato bilanciamento per quei paesi, tra i primi l’Italia, che non sono nelle migliori condizioni per avvalersi delle stesse deroghe.

Se la finalità prioritaria è quella di non essere fortemente svantaggiati, nell’Ue, dalla concorrenza sleale degli Usa conseguente ai sostegni per l’economia di circa 370 miliardi di dollari erogati con l’Ira (Inflation Reduction Act) allora misure per aiutare la reazione, anche diversificate e diversamente finalizzate, debbono coprire tutti i partner comunitari, almeno come possibilità da offrire loro, ma per un concreto utilizzo, a prescindere dalla condizione fiscale dei singoli paesi.

Viene qui in ballo per l’Italia la questione della cosiddetta flessibilità dei contenuti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che deve consentirne la revisione di alcune parti.

Ma, se non ci si vuol limitare a un pur importante do ut des – che forse è inevitabile data la pressione in particolare della Germania per il conseguimento delle deroghe anzidette nonché la difficile probabilità di ottenere la flessibilità senza contropartite – allora va tenuto presente l’intero contesto normativo nel quale si colloca l’argomento del debito. arrivato il momento di formulare una proposta organica, da parte dell’esecutivo, per la riforma del Patto di Stabilità e degli accordi intergovernativi collegati, riforma da promuovere entro l’anno. Pende ancora il problema della ratifica del Meccanismo europeo di stabilità – Mes, con le ipotesi di una riforma genericamente prospettate dalla stessa premier Giorgia Meloni.

Da diverse parti, si sostiene l’esigenza di attribuire all’Unione una diretta potestà fiscale e si riprende il tema dell’istituzione di un ministro unico del Tesoro e delle Finanze a livello europeo. Viene poi rilanciata la necessità di promuovere un nuovo Meccanismo sullo stile del Recovery Plan (che, naturalmente, incontra l’ostilità dei paesi cosiddetti frugali alla messa in comune dei debiti). Certo, non si può allargare troppo il thema decidendum fino a correre il rischio di benaltrismo.

Tuttavia le connessioni esistono e sarà opportuno, per la ricerca delle necessarie convergenze, che il governo abbia una proposta bene argomentata per tutte le misure all’ordine del giorno.

Ma non basta il livello europeo. La presidente Giorgia Meloni nell’affrontare il tema del debito ha affermato che sta lavorando con il ministro Giancarlo Giorgetti per mettere al sicuro il debito da shock finanziari e attrarre la fiducia dei risparmiatori e degli investitori, soprattutto ridurre la dipendenza da creditori esteri e aumentare il numero degli italiani e dei residenti in Italia che detengono quote del nostro debito.

Esistono al riguardo diversi programmi da tempo redatti. Il principale, anche per la diffusa accoglienza positiva che a suo tempo ha registrato, è quello progettato dal gruppo Class e da questo giornale che resta un riferimento per chiunque voglia misurarsi con una riforma sostanziale del debito.

Sperabile che nell’accennato lavoro in corso siano state tenute presenti le soluzioni proposte dal suddetto progetto o comunque che lo saranno, dato innanzitutto il rigore dell’elaborazione.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.