Di fronte alla «generalizzata battuta d’arresto nella corsa agli abbonamenti (in alcuni casi sono piovute anche molte disdette)» e alla «forte contrazione» delle quotazioni in borsa, le Ott hanno attuato «nuove strategie» per «mantenere invariati i ricavi». Lo ha sottolineato, nella relazione annuale al Parlamento, il presidente di Auditel, Andrea Imperiali.
«Ci sono pochi dubbi: la TV in streaming, pur tra contraccolpi e svolte, continua la marcia per egemonizzare il mercato. E resta il palcoscenico globale della sfida in atto fra i giganti statunitensi, che muovono (tutti) alla conquista dell’Europa (e dell’Asia) e, pur di acquisire quote di mercato rilevanti, adottano politiche di prezzo (e modelli di business) sempre più convergenti e competitivi, anche sotto il profilo pubblicitario».
«Con quattro conseguenze non irrilevanti. La prima: un drastico taglio alla produzione di contenuti originali – meno 40% nel 2022 rispetto al 2019 – seguito dagli inevitabili contraccolpi sul piano occupazionale e sull’offerta di titoli. La seconda: una stretta sulla condivisione delle credenziali di accesso degli utenti (la cosiddetta concurrency), nella speranza di trasformare in abbonati molti degli spettatori non paganti (la sola Netflix ne stima circa 100 milioni). La terza: l’apertura delle piattaforme agli investimenti pubblicitari e l’offerta di un abbonamento-base discount, laddove il consumatore accetti (appunto) una impaginazione pubblicitaria che viene definita “non invasiva”. La quarta: l’avanzata di un nuovo (ulteriore) modello di business, il Multichannel Video Programming Distributor (MVDP), e la sua variante “virtual”: una sorta di bundle “all you can eat” per i consumatori di contenuti Ott».








