Lo spartiacque della politica interna – scrive su Libero Mario Sechi – è la guerra, il triplice fronte Kiev-Gaza-Suez è una formula che va letta come libertà di resistere-esistere-navigare.
Su questi tre fili sospesi cammina il nostro futuro.
Se ne vedono già i sinistri bagliori all’orizzonte, la festa della Liberazione il 25 aprile servirà a scoprire chi e quanti sono pronti a sventolare la bandiera bianca.
Vedremo i «ma anche», le ambiguità, la demagogia.
Danzano nel cimitero del disonore, eppure quello che accade sul fronte non permette a nessuno di ballare lo swing, servono decisioni nel mondo del possibile, non nel regno dell’utopia.
In Ucraina lo scenario si sta facendo sempre più difficile: l’esercito di Kiev è a corto di proiettili, di copertura aerea, di truppe da mandare al fronte.
La Russia ha respinto facilmente la controffensiva ucraina fortificando le posizioni e aumentando l’attrito della guerra per arrivare all’attuale scenario di primavera-estate in vantaggio, cosa regolarmente avvenuta.
Il logoramento ucraino deriva da molteplici fattori: da ritardi nel munizionamento, dall’incertezza della politica americana e europea (si vota) e, va detto, dalla condotta della guerra da parte di Zelensky.
Il presidente dell’Ucraina ha licenziato capi militari e stretti collaboratori a getto continuo, mettendo a nudo l’incertezza strategica di Kiev, senza commenti ufficiali da parte degli alleati.
Il 25 aprile nelle piazze italiane vedremo sfilare il partito della resa che celebrerà la Liberazione negandone i valori, ribaltando la Storia, manifestando contro Israele e definendo «genocidio» la guerra a Gaza.
Abbiamo visto in questi mesi l’antisemitismo uscire allo scoperto e crescere come una pianta carnivora.
E qui va detto che – con o senza Benjamin Netanyahu alla guida del governo – gli israeliani hanno chiara la minaccia esistenziale, hanno (ri)visto con i loro oc- chi il progetto di sterminio del popolo ebraico da parte dei terroristi di Hamas, di Hezbollah e dell’Iran che muove i fili dalla nascita della Repubblica islamica nel 1979.
La Russia e l’Iran hanno un interesse comune, indebolire sempre di più gli Stati Uniti, innescare un’altra ritirata americana dopo quella in Afghanistan.
Contano di farlo facendo leva sulle debolezze dell’Occidente e dei suoi leader, fanno leva sulle fragilità delle nostre democrazie che surfano maldestramente sulle ondate emotive dell’opinione pubblica.
I dittatori, i nemici della libertà, hanno un grande alleato, l’appuntamento è in piazza il 25 aprile.
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