Su La Stampa, Assia Neuman Dayan racconta di aver letto da qualche parte che l’esistenza del reparto di oncologia pediatrica è la prova della non esistenza di Dio. Si è pensato a questo punto di sostituire Dio con una macchina in grado di eliminare i reparti di oncologia pediatrica; la crisi della religione e la crisi della scienza hanno quindi prodotto la Silicon Valley.
Quella tecnologica è la nuova religione con i suoi dogmi, i suoi messia, i suoi atti di fede e con il suo Dio che non ha misericordia ma impulsi elettrici e complimenti insinceri. Il Wall Street Journal ha riportato la notizia secondo cui una startup della Silicon Valley, Preventive, starebbe sviluppando una tecnologia in grado di modificare gli embrioni, il che vuol dire la possibilità di avere bambini non solo geneticamente modificati, ma anche perfettamente sani.
L’ossessione per il dare la vita e quella per sconfiggere la morte della tecnocrazia californiana, dalla genesi alla criogenesi, è quello che separa il mondo che conosciamo da quello che non vorremmo conoscere.
Qualche tempo fa era circolata una notizia (falsa) sullo sviluppo di un robot perfettamente in grado di sostituire l’utero della donna durante la gravidanza, ma secondo me non manca poi molto alla produzione di una macchina perfettamente in grado di sostituire l’umano; quindi, è bene iniziare a pensarci ora.
Qual è il limite che divide eugenetica e progresso? E soprattutto qual è il nostro limite? Preventive si porrebbe come obiettivo quello di modificare l’embrione in modo da prevenire le malattie ereditarie. Il problema è quello che viene dopo, perché c’è sempre un dopo, e il dopo non è prevedibile. Quali sono i confini?
Un tecnopazzo potrebbe pensare che sarebbe proprio bello avere un mondo solo di geni e sviluppare una tecnica per modificare il quoziente intellettivo, o un mondo solo di imbecilli, o di soli sani, o di soli malati. Io non ho risposte su quali siano i confini, ma quello che so per certo è che non li lascerei decidere a Sam Altman.








