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La richiesta del ministro Roccella: “Il sostegno alla maternità serve fin dal concepimento”

La crisi demografica “non si risolve in un anno e soprattutto non si risolve solo con un provvedimento del governo.

C’è bisogno di uno sforzo corale. Non può avvenire con un atto dirigista, con un piano quinquennale per i figli.

Nessuno vuole intervenire sulla libera scelta delle persone, e delle donne in particolare”.

Lo dice in un’intervista a La Stampa la ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità Eugenia Roccella, parlando anche del codice di autodisciplina delle imprese, dove viene introdotto il sostegno alla maternità nei primi mille giorni dal concepimento.

“Il Codice si basa sull’adesione volontaria e ogni impresa definisce le sue regole – spiega la ministra -.

Sostenere la maternità dal concepimento vuol dire seguirla fin dall’inizio e anzi anche prima del concepimento, perché chiediamo attenzione ai bisogni di salute con screening, monitoraggi, perché la fertilità sia maschile che femminile è uno dei grandi problemi da affrontare.

A noi interessa che aumenti la sensibilità da parte del mondo aziendale, che vengano costruiti ambienti di lavoro amichevoli nei confronti della genitorialità, e della maternità in particolare, perché è lì che c’è il gap da colmare”.

Ci sono già “delle norme che regolano lo smart working nel pubblico e, se è per questo, il discorso va allargato anche al lavoro autonomo”.

Per le donne bisogna creare “pari opportunità e colmare il divario salariale”.

“Abbiamo approvato – ricorda Roccella – la decontribuzione per un anno per le mamme con due figli e di tre anni per le madri con tre figli.

Per quel che riguarda l’Iva sui pannolini abbiamo effettuato una correzione perché la volta scorsa abbiamo visto che non si riverberava direttamente su prezzi al consumatore e abbiamo deciso di utilizzare una parte di quelle risorse per altro”.

Tuttavia, rispetto agli esecutivi precedenti, l’Iva “l’abbiamo più che dimezzata e vorrei vedere quali governi hanno investito in due manovre successive due miliardi e mezzo sulla famiglia e sulla parità”.

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