“Non era facile il compito del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Doveva difendersi da accuse giustificate e strumentali, mescolate in modo quasi inestricabile dopo la tragedia dei migranti annegati a Cutro, in Calabria, dieci giorni fa”.
Lo scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera sottolineando come il ministro fosse come “intrappolato su un simbolico ring, nel quale i colpi arrivano e partono con logiche di parte, ha dato la propria versione al Parlamento con motivazioni tecniche, più che politiche. E questo non poteva non lasciare aperti molti interrogativi.
Ma il problema che si delinea è proprio quello di uscire dalla «logica del ring»: per la maggioranza e per le opposizioni.
La riunione del Consiglio dei ministri che la premier Giorgia Meloni ha convocato per domani in Calabria è un gesto di attenzione, se non di riparazione per quei morti.
E può diventare il primo tentativo di rovesciare le dinamiche di una vicenda sfuggita di mano, e afferrata dagli avversari come comoda arma polemica.
L’esigenza principale – osserva Franco – è quella di cambiare segno alla narrativa che la maggioranza ha scelto inizialmente, e alla fine ha subìto; di dimostrare che quanto è accaduto deriva non da una volontà politica perversa, come cercano di sostenere le opposizioni con un estremismo sospetto, ma da una concatenazione di eventi ancora da chiarire.
Ed è necessario che il governo parli con una voce sola. Questo rende ancora più urgente, per il governo, uscire da una dimensione conflittuale.
Anche perché il ping pong degli slogan, delle accuse e delle ritorsioni si sta rivelando sempre più nocivo e inconcludente.
Al governo spetta agire, e un primo fatto concreto potrebbe essere quello di assistere in modo più umano i superstiti del naufragio.
Ma il tema è più di fondo. Chiama in causa la capacità non solo dell’Italia ma dell’Unione europea – conclude Franco – di affrontare come fenomeno strutturale migrazioni gestite da troppo tempo solo in un’ottica di emergenza. E chiede consapevolezza politica all’opposizione”.
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