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La parabola del Monaldi, dall’eccellenza all’inchiesta | L’analisi

Il 15 gennaio del 1988 c’erano ali di folla fuori dell’ospedale Monaldi a Napoli. Si festeggiava il primo trapianto di cuore nel sud, eseguito nella struttura partenopea da Maurizio Cotrufo, pioniere del settore. In quello stesso piazzale oggi cresce il tappeto di fiori, palloncini bianchi e bigliettini in memoria del piccolo Domenico, morto per il trapianto di un organo danneggiato.

Due immagini che testimoniano la parabola di un ospedale per decenni all’avanguardia nelle terapie del cuore, finito nell’occhio del ciclone in un clima di sospetti e polemiche.

Cotrufo, oggi 87enne, ha ricordato di recente l’emozione di quel primo trapianto. “Nel 1986 iniziarono gli interventi in Italia e Napoli fu esclusa. Iniziarono quindi forti proteste fino a quando, nel 1988, arrivò anche a Napoli l’autorizzazione del ministero ad eseguire trapianti di cuore. Giunse una telefonata da Barcellona che comunicava l’esistenza di un donatore con gruppo sanguigno AB. L’unico ricevente in Europa era un nostro paziente che, tuttavia, aveva un quadro clinico complicatissimo. Mi presi un quarto d’ora per riflettere, il quarto d’ora più lungo della mia vita, e alla fine accettai di effettuare il trapianto nonostante i rischi”.

“Partii per Barcellona con l’aereo di Spadolini, all’epoca presidente del consiglio, per prelevare il cuore che impiantammo. Il paziente, nonostante le complicazioni, è vissuto a lungo. Da lì è iniziata la storia dei trapianti di cuore a Napoli”.

Grazie a quell’intervento, e alla scuola dei cardiochirurghi cresciuti insieme a Cotrufo, il Monaldi ha acquisito un duraturo prestigio, anche internazionale.

Poi il terremoto, proprio sul fronte della cardiochirurgia pediatrica. Nel 2017 il ministero della Salute sospende i trapianti sui bambini, a seguito dell’accertamento degli esiti negativi degli interventi e della mancata integrazione delle equipe a fronte delle risorse impegnate. Nasce un comitato di protesta, si susseguono scioperi della fame e appelli. Una petizione al capo dello Stato raccoglie decine di migliaia di firme, si parla di smantellamento delle competenze con la scelta di mandare via i medici più esperti. Si denunciano casi di pazienti minorenni in precedenza trapiantati al Monaldi che, dopo la chiusura del centro pediatrico, sarebbero morti anche a causa nelle carenze dell’assistenza post-intervento.

La Regione avvia un processo di riorganizzazione della struttura che va avanti con difficoltà, poi le attività riprendono gradualmente. Ma con tutte le ombre che emergono, ora, dal caso di Domenico.

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