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La necessità di concentrarsi su poche ma buone riforme | L’analisi

Angelo Panebianco sul Corriere della Sera invita l’esecutivo a concentrarsi su “poche (ma buone) riforme”.

Infatti, a fronte dei tanti annunci, scrive l’editorialista, “nemmeno una compatta squadra di preparatissimi mandarini cinesi dediti anima e corpo al servizio dell’imperatore, riuscirebbe a fare, in cinque anni (quanti ne dura una legislatura), la metà delle cose elencate.

Figurarsi una coalizione di governo con diverse anime in competizione e che, per di più, ha al suo interno, oltre a persone di qualità, perfettamente adeguate al ruolo che ricoprono, anche altre (affaire Delmastro-Donzelli) che non lo sono.

Si aggiunga il fatto che l’Italia è una democrazia con un governo istituzionalmente debole. La questione del sovraccarico non è una novità.

È l’effetto della somma di mali antichi e nuovi. L’incapacità di affrontare con successo la somma dei mali antichi (come l’inefficienza della pubblica amministrazione) e dei nuovi ha molte cause.

C’è sempre stata nella politica italiana – scrive Panebianco – una frattura fra la retorica del cambiamento di cui sono intessuti i messaggi dei politici agli elettori e la reale disponibilità dei cittadini a fornire ai governi il consenso necessario per realizzare le grandi innovazioni promesse.

L’impressione è che molto presto il governo Meloni dovrà dare una sfoltita alla sua agenda politica, dovrà selezionare gli impegni.

Sarebbe già una grande riforma, una innovazione radicale, se il governo intervenisse sul tema della riserva di legge.

Ponendo fine alle gravi disfunzioni che si producono da tempo nel funzionamento della macchina statale. Il governo Meloni, probabilmente, si sente in una botte di ferro tenuto conto dello stato comatoso del Pd e della frammentazione dell’opposizione.

Ma anche se, come è possibile, la condizione di impotenza della opposizione dovesse durare a lungo, il declino della popolarità del governo ci sarebbe comunque prima o poi.

Tra non molto – conclude – i suoi margini di manovra – già ristretti a causa delle scarse risorse disponibili – si ridurranno ulteriormente. Gli occorrerà molto realismo per non essere schiacciato dal sovraccarico dei problemi”.

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