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La guerra in Iran rappresenta uno shock per i mercati dell’energia | L’analisi

Ecco il pezzo del Centro Studi Figisc Confcommercio corretto, senza quella spazzatura e con l’andata a capo dopo ogni punto:

Lo scoppio delle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran, con attacchi che hanno coinvolto anche Paesi del Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz, ha provocato uno shock immediato sui mercati petroliferi internazionali con ripercussioni che stanno già iniziando a riflettersi anche sui prezzi dei carburanti.

Lo afferma il Centro Studi Figisc Confcommercio, le cui elaborazioni su dati di mercato internazionale mostrano come nelle prime 60 ore dall’apertura delle contrattazioni dopo il weekend di guerra si siano registrato aumenti molto rilevanti nelle quotazioni energetiche: Greggio Brent: +13,53%; Gasolio: +34,29%.

Una dinamica estremamente rapida, si sottolinea, che dimostra quanto le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico possano incidere quasi immediatamente sugli equilibri energetici mondiali.

Le rilevazioni mostrano che il Brent è passato da circa 72,87 dollari al barile a oltre 82 dollari, mentre le quotazioni dei prodotti raffinati – in particolare il gasolio – hanno registrato oscillazioni ancora più marcate nelle contrattazioni successive allo scoppio del conflitto.

Il fattore chiave per il Centro Studi Figisc Confcommercio resta la situazione dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici del pianeta, attraverso il quale transitano enormi quantità di petrolio destinate ai mercati occidentali e asiatici.

Eventuali limitazioni o interruzioni dei traffici rappresentano un elemento di forte instabilità per l’intero sistema energetico globale.

Gli effetti della tensione geopolitica sono già visibili anche alla pompa, dove nelle ultime ore si stanno registrando aumenti significativi dei prezzi di benzina e gasolio.

Una dinamica che potrebbe proseguire qualora il conflitto nel Golfo Persico dovesse prolungarsi o intensificarsi nelle prossime settimane.

La dinamica osservata sui mercati energetici ricorda quanto già avvenuto all’inizio del conflitto russo-ucraino nel 2022, sottolinea il il Centro Studi Figisc Confcommercio quando il rapido deterioramento dello scenario geopolitico provocò un forte aumento delle quotazioni petrolifere e dei prodotti raffinati.

La situazione attuale potrebbe tuttavia presentare profili di rischio potenzialmente ancora più rilevanti, poiché le tensioni sono concentrate in un’area altamente strategica per il sistema energetico mondiale come il Golfo Persico, da cui transita una quota significativa del petrolio destinato ai mercati internazionali.

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