«Ci siamo accorti solo adesso che nell’area industriale (l’ex Olivetti, ndr) c’è un problema di approvvigionamento elettrico, insufficiente ad alimentare una Gigafactory da 45 GWh», si legge sull’edizione di Torino del Corriere della Sera. La più grande fabbrica di batterie d’Europa, quella annunciata due anni fa a Scarmagno, Ivrea, non è ancora nata ma è già a corto di energia. E rischia di incepparsi definitivamente prima ancora di arrivare alla presa elettrica.
Chiedendo a Terna, il gestore nazionale della Rete, di investire per risolverlo, la risposta è stata che ci sarebbe bisogno di 4 anni. «Se i tempi sono questi saremo costretti a fare l’impianto altrove, non possiamo attendere oltre».
Lars Carlstrom, l’imprenditore di Lulea, in Svezia, che 20 anni fa voleva comprare Saab ma poi si è reinventato businessman “elettrico”, prima con Britishvolt in Uk e poi in Piemonte con Italvolt, ieri era a Torino: pronto a dribblare ogni polemica dopo il fallimento di Britishvolt, «l’ho fondata io ma da tempo ho venduto tutte le azioni»; i rumor sulla condanna per frode fiscale in Svezia, «robetta di 30 anni fa, oggi non sarebbe nemmeno reato»; e le accuse (da parte di Fim Cisl) di fare investimenti fantasma che aleggiano senza mai concretizzarsi sul Piemonte.
«Tra qualche settimana svelerò il nome di un grande investitore estero che vuol scommettere sulla mia Gigafactory. Ci sono diverse centinaia di milioni sul piatto. Se l’impianto non nascerà a Scarmagno lo faremo altrove ma sempre in Piemonte. Ho già individuato il sito alternativo e sto pensando anche a un’altra regione per una seconda fabbrica».
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