Paolo Lepri sul Corriere parla delle crisi di Parigi e Berlino: “Si potrebbe forse azzardare questa diagnosi: a provocare la febbre di Francia e Germania – scrive l’editorialista – sono state la crisi della rappresentanza, gli errori nello stile di governo, la mancanza di responsabilità della politica.
In uno scenario, naturalmente, nel quale non possono essere ignorati i fenomeni di malcontento, emersi o latenti, che attraversano le società della nostra epoca.
Se questi scenari hanno qualcosa di simile, al di là delle loro differenze, i problemi provocati in Francia e Germania dagli errori dello stile di governo nascono da due opzioni opposte: il decisionismo e l’indecisionismo.
Tutta la vicenda della riforma delle pensioni, con la decisione di innalzare da 62 a 64 anni l’età del ritiro dal lavoro, è stata contrassegnata dall’incapacità o dalla non volontà di ascoltare, nei vari modi possibili, l’opinione dei diretti interessati e di capire i mutamenti della società.
A proposito di leadership, questa è la cosa che manca finora nell’avventura di Olaf Scholz in cancelleria.
Una coalizione «semaforo» come quella uscita vittoriosa dal voto tedesco (Spd, Verdi e liberali), – osserva Lepri – alla sua prima prova a livello nazionale, avrebbe avuto bisogno di un patto programmatico da rispettare fino alle virgole e di una forte capacità di guida dell’uomo che la presiede.
Tutto ciò non è avvenuto.
Ultimo punto, la mancanza di responsabilità della politica.
Ha sempre meno senso, nel mondo di oggi, alimentare conflittualità legate agli interessi nazionali sapendo che il passaggio obbligatorio non può che essere europeo.
È il caso, solo per fare due esempi recenti, della posizione francese sul nucleare o di quella tedesca, al di là del compromesso che si è delineato, sul divieto di vendita a partire dal 2035 delle auto a benzina o diesel.
Indebolire l’Europa privilegiando interessi nazionali non è mai saggio, al di là di qualche vittoria parziale.
E – conclude – scontrarsi al proprio interno su tutto, in una continua campagna elettorale, riduce la forza di un Paese”.
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