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La destra cerca un colpevole: la guerra, Fox News e la fine di un’era | L’analisi della stampa di destra americana

Nei media conservatori si apre il processo alla sconfitta. Per molti il primo imputato è la guerra con l’Iran. Trump accusa Fox News, mentre la tv amica evita di nominarlo. E c’è chi parla di fine del «repubblicanesimo di Fox News».

La sconfitta più dolorosa è quella raccontata dagli amici. Nei media conservatori americani il giorno dopo il voto è iniziata una resa dei conti che dice molto sul futuro della destra.

«È la guerra, stupido»

Il commento più netto arriva dalla National Review, la rivista storica del conservatorismo americano. Michael Brendan Dougherty lo intitola, parafrasando Bill Clinton, «The War, Stupid», è la guerra, stupido.

La tesi è perentoria: «Chiunque privilegi spiegazioni diverse dalla guerra con l’Iran vi sta raccontando una favola». Dougherty parla di uno «spostamento generazionale» e della fine del «repubblicanesimo di Fox News», cioè di una destra costruita sull’interventismo e sulla televisione.

La diretta della rivista ha scelto un titolo ancora più duro: «Fino all’ultimo, Trump è stato l’autore della propria rovina».

Le altre firme della rivista

Ramesh Ponnuru osserva che «rispettare la Costituzione sarebbe stato meglio per il suo partito». Jim Geraghty sottolinea che è stata una brutta notte anche per il vicepresidente JD Vance, candidato naturale alla successione.

Il commentatore Erick Erickson compila invece un elenco di cause: il prezzo della benzina, la guerra, la corruzione, i dazi, le deportazioni, la nuova sala da ballo della Casa Bianca, il Boeing 747 regalato dal Qatar.

Il New York Post e Netanyahu

Il New York Post, tabloid vicino al presidente, raccoglie gli sfoghi degli alleati di Trump. Uno stratega arriva a dire che il leader democratico Chuck Schumerdovrebbe ringraziare Benjamin Netanyahu. Un altro sintetizza: «Questa guerra è stata una catastrofe».

Sul banco degli imputati finisce anche il conduttore radiofonico Mark Levin, tra i più accesi sostenitori dell’intervento militare.

Fox News, il silenzio sul presidente

Su Fox News la notte è stata lunga. Secondo il resoconto di azcentral, Jesse Watters ha commentato amaro: «Non credo che avremo i nostri assegni da 5.000 dollari». Laura Ingraham ha avvertito i democratici di non leggere male il mandato ricevuto. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha accusato i media.

Il dato più significativo, però, è un’assenza: nessuno in studio ha dato la colpa a Trump.

Trump contro la sua tv

Paradossalmente, è stato il presidente ad attaccare la rete amica. «Fox News ha la responsabilità di queste sconfitte», ha scritto, lamentando anche il calo degli ascolti. Ha poi definito il governatore del Texas Greg Abbott un «Rino», repubblicano solo di nome.

Un funzionario della Casa Bianca ha indicato un’altra spiegazione: «La qualità dei candidati conta», aggiungendo un minaccioso «Allacciate le cinture».

La destra antiguerra

Anche la destra più giovane e populista prende le distanze. Amber Duke del Daily Caller e il commentatore Matt Walsh definiscono la guerra con l’Iran «il più grande errore politico» dell’amministrazione.

Su USA Today un editorialista conservatore era arrivato a scrivere, già alla vigilia: «I repubblicani meritano di perdere. E di perdere male».

Una destra senza bussola

Il quadro che emerge è quello di un campo diviso. Una parte accusa la guerra, un’altra la televisione, un’altra ancora i candidati. Quasi nessuno, nei media amici, mette in discussione il leader.

Ma il fatto stesso che la discussione sia iniziata segnala che il dopo-Trump è già cominciato, anche a destra.

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