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La Corte dei Conti e l’ordinaria amministrazione | L’analisi di Flavia Perina

La Corte dei Conti – scrive Flavia Perina La Stampa – “interviene nello spazio che le è riconosciuto”.

Con questa frase, Luca Zaia ridimensiona lo stop dei magistrati contabili alla delibera sul Ponte sullo Stretto, definendolo un atto di ordinaria amministrazione.

Altro che ingerenza o atto di arroganza contro il “volere del popolo” evocato da Salvini: per il governatore veneto, il leader dovrebbe semplicemente rispondere alle osservazioni, non gridare al complotto.

È il pizzicotto dell’altra Lega, quella silenziosa ma sempre più insofferente verso il Capitano.

Lo stop della Corte conferma il vicolo cieco in cui Salvini si è infilato con il suo sogno di partito nazionalista e sovranista, che cerca consensi al Sud e in Europa mentre il Nord soffre dazi e stagnazione.

L’altra Lega evita lo scontro con i giudici, consapevole che l’allerta contabile è solo l’inizio di un percorso lungo e pieno di ostacoli: serviranno risposte puntuali, non proclami.

E forse, dietro le quinte, qualcuno gode: il “no” arrivato da altri è una vendetta che non ha bisogno di firma.

La giornata segna un punto di chiarezza.

Il caso del Ponte non è solo un problema tecnico, ma il simbolo del declino del salvinismo: non più polo di attrazione elettorale, né forza capace di orientare il governo.

L’opera che doveva incarnare la nuova Lega nazionale si è trasformata in un boomerang politico.

Il Capitano non ha raccolto vantaggi al voto, non ha gestito il dossier con abilità, né imposto la linea dura a Palazzo Chigi.

Mentre Salvini inciampa, a Palazzo e nei gruppi parlamentari si festeggia un altro successo: la riforma della Giustizia, cavallo di battaglia di Forza Italia, approvata in tempi record.

Un segnale di potere che rimbalza come un’eco amara nel campo leghista.

L’altra Lega osserva, si interroga, e forse si prepara al dopo: quanto a lungo si potrà ancora reggere giornate così?

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