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La connettività traina la crescita: ogni euro investito 4,4 euro Pil | Lo scenario

Anche il gettito fiscale ha registrato un contributo significativo, con una stima di oltre 2,5 miliardi di euro di entrate aggiuntive per lo Stato grazie soltanto alla messa a terra degli investimenti.

In uno scenario di sostituzione totale del rame con la fibra ottica, Deloitte ha inoltre calcolato l’impatto economico della presenza dell’infrastruttura BUL nelle aree bianche: un contributo annuo di oltre 29 miliardi di euro sul PIL e di circa 209.600 nuovi occupati.

“La fibra Ftth – Marco Vulpiani, Senior Partner, Head of Deloitte Economics – dimostra di essere un motore di inclusione, produttività e sviluppo territoriale: abilita smart working, innovazione delle imprese, modernizzazione dei servizi pubblici e valorizzazione delle comunità locali, favorendo lo sviluppo di imprenditoria locale e riducendo il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri ed aree remote. L’adozione dell’Ftth è quindi una priorità nazionale per ridurre il divario digitale e valorizzare tutto il territorio, sostenendo una crescita sostenibile, diffusa e resiliente dell’intero Paese”.

Non solo sviluppo, anche sostenibilità sociale e ambientale beneficiano dell’arrivo della fibra. Lo studio del Politecnico di Torino, in particolare, quantifica l’impatto energetico dello switch-off: riduzione dei consumi energetici dell’86%, equivalente alle emissioni annue di circa 80mila veicoli o al consumo energetico di 30mila abitazioni.

“Ogni anno perso nel completamento della migrazione non rappresenta solo un freno all’innovazione digitale, ma si traduce in un costo energetico e ambientale diretto per il mantenimento in vita di tecnologie obsolete ed energivore – Michela Meo, Professoressa di Telecomunicazioni al Politecnico di Torino – Accelerare lo switch-off del rame non è dunque solo un’opportunità tecnologica, ma un imperativo di sostenibilità”.

Dall’indagine Luiss “Fiber for Human Value”, condotta su un campione di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, emerge chiaramente che la fibra è un “bene d’esperienza” il cui valore viene compreso appieno solo dopo l’uso, generando incrementi netti di produttività e migliorando la qualità della vita dei cittadini.

Il rapporto evidenzia come l’Italia, pur avendo raggiunto una copertura infrastrutturale d’eccellenza (71%), affronti un “paradosso della digitalizzazione” con un tasso di adozione fermo al 25% (dati Desi 2025), frenato da barriere culturali e da un deficit di competenze digitali del 45,75% (contro il 55,6% della media UE).

Per quanto riguarda le imprese, solo una su tre usa la fibra Ftth (il 36%), ma quelle che la usano crescono il 20% più degli altri in termini di fatturato e organico, e mostrano più propensione alla trasformazione digitale.

Anche la Pubblica amministrazione viaggia a due velocità: gli enti connessi in Ftth mostrano un profilo di competenza nettamente superiore, con una conoscenza tecnica approfondita che tocca l’81,3% (contro il 51,9% degli enti non-FTTH). Da qui la necessità strategica a livello Paese di indirizzare e agevolare la dismissione (switch off) del rame – percorso tracciato anche a livello comunitario dalla Commissione Ue nel Digital Networks Act – accompagnandola con un necessario percorso di alfabetizzazione digitale.

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