«L’Europa attraversa una crisi di dimensioni eccezionali che giustifica richieste come la nostra alla Bce di dare al debito pubblico un trattamento altrettanto eccezionale». Lo afferma, in un’intervista ad Avvenire, Jordi Sevilla, ex ministro nel governo Zapatero e fra gli oltre cento economisti ad aver sottoscritto l’appello per l’annullamento del debito Covid dei Paesi Ue più colpiti dall’impatto della pandemia, per il 25% oggi detenuto dalla Bce.
«Il manifesto ha il merito di aver avviato un dibattito utile e opportuno, anche se forse prematuro. Per ora è servito a rafforzare l’idea che bisogna liquidare l’austerità, che tanto danno ha fatto. E questo aiuterà ad avanzare al momento adeguato, quando la ripresa prenderà forza, la giusta richiesta di revisione delle regole di bilancio ora sospese».
Sevilla mette in luce il fatto che «la Bce ha iniettato liquidità per oltre 1 miliardo di euro, equivalente all’azione dalla Fed negli Usa. E la Ue ha predisposto un pacchetto da 750 miliardi per la riconversione verde e digitale, per la prima volta con l’emissione di debito mutualizzato fra gli Stati membri».
«È un salto qualitativo nell’integrazione europea enorme, paragonabile solo all’introduzione della moneta unica. È l’embrione di un Tesoro pubblico e di un’unione fiscale e di bilancio. Una risposta di analoga eccezionalità dovrà esserci anche per il debito».
«Non si può reclamare che l’indebitamento cui sono incorse famiglie e imprese per una crisi che è anzitutto sanitaria, e dipende da decisioni pubbliche per combatterla, ricada sulle loro spalle. La Bce potrebbe condonarlo o trasformarlo in debito perpetuo, a condizione che sia investito dagli Stati per la ricostruzione verde e digitale».
All’obiezione che una tale soluzione possa essere giudicata illegale, Sevilla risponde: «lo era anche l’acquisto di debito pubblico da parte della Bce, vietato esplicitamente dal Trattato di Maastricht. Lo si è fatto dalla porta sul retro – ricorda Sevilla, che fece parte della delegazione spagnola che negoziò il Trattato di Maastricht -. E i trattati si possono sempre modificare».
Significa una perdita di capitale della banca? «Sì. Ma l’alternativa è che a perdere reddito siano i cittadini e, pertanto, che si deteriori la ripresa. Noi suggeriamo di convertirlo in perpetuo, in modo che le banche continuino a mantenerlo nei propri bilanci, anche se tutti sappiamo che non sarà restituito. In cambio si possono firmare accordi con i Paesi perché investano l’equivalente, sia con altro tipo di bonds o di debito non soggetto a condizioni o interessi».








