“Sì, certo”, è antifascista, “ma non ho bisogno di dichiararlo. Perché non voglio farmi piegare alla logica gruppettara imposta dalla sinistra che decide tra il bene e il male”. Così l’ex deputato e direttore editoriale del Secolo d’Italia Italo Bocchino, a Repubblica.
“Sono per la democrazia, per libere elezioni, per la libertà di parola… non è sufficiente?”. Scurati l’avrebbe fatto parlare “anche se il suo è stato un compitino claudicante, come hanno fatto notare anche Aldo Grasso e Giampiero Mughini.
Scurati non è uno storico, M contiene errori, come hanno osservato Ernesto Galli della Loggia e altri. Avrebbe letto il suo monologo tutto politico, di attacco al governo, davanti a 800mila spettatori, e nessuno se ne sarebbe accorto. Invece così ne hanno fatto un caso internazionale”.
“Scurati – prosegue – dice alla destra: il 25 aprile non vi riguarda. Sbaglia: il 25 aprile è di tutti”. Ma voi della destra meloniana non lo riconoscete, gli viene fatto osservare: “Loro. Io non rappresento Fratelli d’Italia, sono un opinionista d’area”. Il 25 aprile, per Bocchino, è una data fondativa “perché ci ha dato la libertà. Ci ha liberato da quei pazzi dei tedeschi. Ma spesso si dimentica che l’antifascismo è stato una categoria politica violenta, ha fatto dei morti, lì ha ragione Lollobrigida”.
“Quel che oggi contesto è la divisione tra antifascisti, quelli buoni, e gli afascisti, i lebbrosi. Quelli che non vogliono avere nulla a che fare col fascismo, ma che non si ritrovano nella logica dell’antifascismo. Gli antifascisti pretendono di coartare il pensiero di quelli che non la pensano come loro: anche questo è una forma di fascismo”.
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