“Alla scadenza “ufficiale” del Piano nazionale di ripresa e resilienza, mancano ormai pochi mesi. Non è prematuro iniziare a tirare qualche somma. A partire da una delle principali “promesse” fatte dal Piano stesso sin dalla sua genesi: il miglioramento dell’efficienza della Pubblica amministrazione.
Una promessa fatta non in astratto, ma in termini molto concreti. Qualche esempio può essere utile.
Il piano contiene la promessa di quasi azzerare l’arretrato dei tribunali civili e penali e tagliare i tempi dei processi rispettivamente del 40% nel civile e del 25% nel penale.
Il piano contiene l’impegno della Pubblica amministrazione a onorare le proprie fatture entro 30 giorni.
Il piano contiene la promessa di ridurre del 15% la propensione all’evasione dei contribuenti.
Questo solo per limitare il discorso a tre degli storici “lacci” burocratici che in ogni analisi e classifica internazionale sulla competitività del Paese sono stati sempre indicati come quelli più problematici.
Ci si potrebbe chiedere a questo punto, a che punto è la notte. E parafrasando il grande Eduardo De Filippo, si potrebbe rispondere che la nottata è passata. O quasi”.
Inizia così l’analisi di Andrea Bassi su Il Messaggero.
“Basta leggere gli ultimi documenti pubblicati dalle amministrazioni, dalla Relazione sulla giustizia del ministro Carlo Nordio, ai Piao, i piani integrati dell’Agenzia delle Entrate o del ministero dell’Economia.
Cosa ci raccontano questi documenti?
Entro il 2024 l’arretrato civile (le cause pendenti al 2020) dovevano essere ridotte del 95%, e il target è stato centrato. Ora entro giugno di quest’anno c’è la sfida più complessa, quella di ridurre il tempo dei processi civili del 40% rispetto al 2019 e di quelli penali del 25%.
A metà dello scorso anno, eravamo già quasi al 30% per i processi civili (27,5% per l’esattezza) e al 37,8% per i penali (quindi oltre il target Ue).
La sfida della riduzione dei tempi della giustizia non finirà con il Pnrr, ma continuerà con il Piano strutturale di Bilancio, che prevede dopo il 2026 una ulteriore riduzione dei tempi del 15%.
Anche per questo, il ministero ha deciso di stabilizzare ben 9.300 dipendenti dell’Ufficio del processo sui circa 11 mila oggi in servizio e i cui contratti sarebbero scaduti con la fine del Pnrr. Si tratta di funzionari altamente qualificati e già formati, che costituiranno una eredità strutturale del Piano nazionale di ripresa e resilienza che renderà stabilmente più efficiente la macchina della giustizia.
I pagamenti
L’altra battaglia vinta dal Pnrr, come certificato dalla Ragioneria generale dello Stato, è quella contro i ritardi dei pagamenti della Pubblica amministrazione.
Una battaglia durata ben 13 anni, oltre due lustri durante i quali molte imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni, sono state messe in ginocchio dai tempi lunghissimi di saldo delle fatture emesse verso committenti pubblici.
Per salvare le imprese soffocate dalla mancanza di liquidità a causa dei ritardi nei pagamenti, era stato ideato un meccanismo di anticipazioni tramite la Cassa Depositi e Prestiti che nel tempo ha movimentato oltre 30 miliardi di euro.
Da luglio dello scorso anno, come ha certificato la Ragioneria, le fatture vengono onorate in 30 giorni (60 se sono nei confronti di Asl).
Oggi gli stessi premi e incentivi ai dirigenti pubblici che si occupano di questi pagamenti, sono collegati al rispetto dei termini. Chi è a capo di un ufficio che ritarda il saldo delle fatture, si vede decurtare il premio di oltre un terzo. Un incentivo forte alla puntualità che rimarrà anche dopo la fine del Pnrr.
Il fisco
Veniamo al Fisco e alla strategia, sempre prevista dal piano, di recuperare gettito tramite inviti “bonari” ai contribuenti.
Il potenziamento delle attività di promozione dell’adempimento spontaneo si è rivelato vincente: nel corso dell’ultimo anno sono state inviate 3,2 milioni di lettere di compliance, con un ritorno di 4,5 miliardi di euro.
I versamenti spontanei dei cittadini, relativi ai principali tributi, hanno raggiunto 587 miliardi di euro, 43 miliardi in più in un solo anno.
L’uso degli algoritmi e una postura più “gentile” da parte dell’amministrazione fiscale, stanno pagando. E pure questo è un volto nuovo, non una maschera, della nuova Pubblica amministrazione ridisegnata, trasformata e modernizzata dal Piano di ripresa e resilienza” conclude Bassi.








