La classe dirigente del Paese si confronta sulla Ripartenza - Rivedi i nostri Talk

Riccardo Illy (presidente Polo del Gusto del Gruppo Illy): «Perché è necessario il Green Pass»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

«Ormai è chiaro, non solo ai tecnici, che in assenza di decisioni drastiche da assumere subito, in autunno verremo investiti dalla quarta ondata di Covid-19». Parla così il presidente del Polo del Gusto del Gruppo Illy, Riccardo Illy. «Nonostante le più di 60 milioni di dosi di vaccino somministrate e le migliori condizioni climatiche estive, il virus nella sua variante Delta ha ripreso a correre: crescono i positivi, i ricoveri, le terapie intensive e perfino i decessi».

«È vero da un lato che in autunno la percentuale di vaccinati dovrebbe avvicinarsi a quella che consente di raggiungere l’immunità di gregge, ma è ancor più vero che il ritorno al chiuso e la diffusione della variante Delta, maledettamente contagiosa, avranno la prevalenza. La proposta di consentire l’accesso a determinate strutture solo a chi è dotato di Green-pass consente un duplice vantaggio».

«Anzitutto quello di ridurre drasticamente il rischio di contagio nei luoghi a più alta densità di persone e lunga permanenza delle stesse. Parliamo di stadi, palazzetti dello sport, teatri, cinema, palestre, sagre, bar e ristoranti (per le consumazioni al tavolo)», continua su InPiù.net.

«L’altro vantaggio è quello di costituire un forte incentivo a vaccinarsi, senza arrivare all’obbligo universale. Le persone ancora incerte che vorranno accedere a quei luoghi di consumo, cultura e svago decideranno di vaccinarsi. La decisione va presa subito, in modo da dare a tutti il tempo, avendo ora ampia disponibilità di vaccini, di sottoporsi all’immunizzazione. Vale a poco affermare che si tratterebbe di una limitazione della libertà; la presenza di non vaccinati nei luoghi citati sopra costituisce un rischio per loro stessi e per gli altri (vaccinati e non, perché il vaccino non copre al 100%)».

«Siccome la libertà di ciascuno finisce dove inizia quella degli altri, escludere da quei luoghi chi ha rifiutato il vaccino non va inteso come limitazione alla loro libertà bensì come rispetto per quella degli altri. Inoltre, chi deve andare in diversi paesi tropicali è obbligato a vaccinarsi contro determinate malattie; nessuno se ne è mai lamentato e chi non vuole farlo può sempre scegliere di non andare in quei paesi. Così come chi non vorrà vaccinarsi contro il Covid-19 potrà scegliere di non andare allo stadio o al teatro», conclude. 

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.