“Ci sono una serie di problemi da risolvere. A mio parere servirebbe una discussione a monte: bisogna chiarire che grado di regionalismo vogliamo.
Province e Regioni servono, ma devono lavorare in accordo col livello centrale. Altrimenti il risultato è un surplus di burocrazia, che crea solo inefficienze”.
Lo afferma, in un’intervista al ‘Messaggero’ Alfonso Celotto, ordinario di diritto costituzionale a Roma Tre ed ex capo di gabinetto al ministero delle Riforme, secondo il quale nel ddl Calderoli “il rischio maggiore è la confusione.
Serve un chiarimento su chi ha la competenza nei diversi settori. E questa riforma non chiarisce affatto. Andiamo verso il federalismo? Allora c’è bisogno di un intervento sulla Costituzione”.
“In caso contrario – avverte – rischiamo di incappare in una serie di conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni. In pratica, di complicare ancor più la situazione a livello burocratico”.
Riguardo alla scelta di includere 23 materie nel ddl autonomia, Celotto sottolinea: “Alcuni temi sono delicati.
Come l’energia: è inimmaginabile che venti Regioni diverse vadano a negoziare ognuna per conto proprio coi fornitori del gas”. Sulla scuola “fatico a immaginare 20 diversi ordinamenti scolastici.
Si rischia un revival del 46, quando sembrava che l’Italia stesse per spaccarsi tra un Sud monarchico e un Nord repubblicano.
Il mio è un paradosso, ma serve a sottolineare che l’unità del Paese va preservata – conclude Celotto – Io sono nato in una famiglia di benzinai a Napoli, ma grazie alla scuola pubblica sono diventato professore universitario a Roma. Non si può rischiare che questo ascensore sociale si blocchi”.
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