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[Il reportage] Conte e la connessione con il ventre popolare del Paese: «Basta con la guerra ai poveri»

Sono gli ultimi giorni prima delle urne e Giuseppe Conte, leader del M5S, si gode il bagno di folla in ogni tappa all’interno del ventre popolare del Paese, quello che ha più paura della crisi energetica ed economica che sta travolgendo il continente.

È arrivato a Napoli e a Caserta, passando per Torre del Greco, Acerra e Giugliano, per sferrare gli ultimi colpi della campagna elettorale. Dal centro di Napoli ai Comuni della provincia per Conte è stato un bagno di folla, ma anche una lunga giornata spesa dall’avvocato del popolo a replicare, colpo su colpo, alle accuse che arrivano innanzitutto dal centrodestra e con lo sguardo rivolto ai “venti di guerra” che soffiano dalla Russia.

«Ci attaccano per voto scambio» per il reddito di cittadinanza «ma è una misura di protezione sociale che c’è in tutti i Paesi», ha detto Conte quasi a voler tranquillizzare quanti gli chiedevano del futuro della misura-bandiera del Movimento Cinque Stelle. Gli avversari, Renzi in testa, parlano appunto di «voto di scambio», della “tesserina gialla del reddito” da cancellare o almeno modificare radicalmente, ma Conte non ha perso occasione per replicare che invece «in Italia siamo arrivati tardi, il reddito può servire anche a un politico che non viene eletto e rimane senza lavoro».

«Veramente mi fa specie che Meloni, Renzi e altri si siano intestati questa guerra contro i poveri, loro che guadagnano 500 euro al giorno. Meloni & co disprezzano chi non ha nulla, chi si trova in un momento difficile: vogliono togliergli tutto. I partiti fanno la guerra ai poveri e poi trovano in piena campagna elettorale la faccia di bronzo di votare una norma che ha alzato il tetto ai dirigenti. Abbiamo supportato il governo Draghi fin dall’inizio. Si trattava di combattere la pandemia e preservare le riforme avviate con la precedente coalizione di governo. Ci sono state discussioni difficili con Draghi, soprattutto sulla riforma giudiziaria che avevamo avviato. Draghi voleva capovolgerla e migliaia di procedimenti penali sarebbero andati in fumo. C’erano anche altre questioni politiche su cui non siamo stati ascoltati».

«Quando si è trattato di come affrontare la crisi energetica, ci sono state differenze inconciliabili con Draghi. Le azioni del governo sono state del tutto inadeguate. All’inizio abbiamo avanzato una serie di proposte, chiedendo una tassa sugli extra profitti già a febbraio. Ora ne parla anche l’Ue», ha insistito, prevedendo «un autunno caldo». Conte ha ricordato che il M5S ha «avanzato richieste politiche», espresso «disagio», definito le «priorità in nove punti concreti». 

«Ma Draghi non ha voluto nemmeno affrontarlo. Non ci ha dato nessuna risposta. Si è comportato in modo molto arrogante e si è rifiutato di discutere, anche se questo sarebbe stato il minimo indispensabile in una democrazia parlamentare», ha detto Conte. «Abbiamo avuto l’impressione che non volesse continuare. Ci assumiamo la responsabilità politica del nostro comportamento. Ma non potevamo andare avanti così di fronte a un autunno difficile per moltissime persone». 

Intanto mentre va avanti la campagna elettorale – la prima avviata mentre gli italiani erano sotto l’ombrellone e che ora si trovano a fare i conti con l’aumento delle bollette – l’ex premier non ha mancato di commentare quanto sta accadendo in Russia: «Credo che nessuna persona di buon senso, nessun generale che sia dentro a questa vicenda militare possa escludere oggi il rischio nucleare. Chi può garantire che non stiamo correndo questo rischio? Io non voglio fare considerazioni allarmistiche ma chiedo: chi ci può garantire che l’escalation non tocchi anche il conflitto sul piano nucleare o su altre armi, ovviamente non convenzionali?».

A Napoli, nel popolare rione Sanità, il presidente del Movimento 5 Stelle ha parlato insieme a Roberto Fico sulle scale della chiesa sconsacrata di Sant’Aspreno ai Crociferi, davanti a circa trecento persone. Poi ha fatto un giro a piedi con il presidente della Camera e con i candidati Sergio Costa e Gilda Sportiello, con una sosta nel Caffè di Napoli, dove il proprietario Eduardo gli ha raccontato della sua denuncia di anni fa contro il racket. A Torre del Greco ha incontrato i genitori di Giovanni Guarino, un ragazzo di 19 anni accoltellato a morte da due minorenni. Poi, sulle scale della basilica della città, ha parlato alla gente che scandiva in coro “giustizia”.

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