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Il referendum sulla giustizia sarà un derby sul governo | L’analisi di Angelo Panebianco

“La campagna elettorale in vista del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati” – commenta sul Corriere della Sera Angelo Panebianco – “illustra bene l’abisso che separa la democrazia ideale e la democrazia reale.

In una democrazia ideale alle prese con un referendum si confrontano pacatamente opinioni diverse che entrano nel merito della legge, ne discutono i dettagli, valutano le potenziali implicazioni delle norme.

In una democrazia ideale i contendenti condividono un principio e un metodo: il principio consiste nel riconoscimento comune che nessuno è autorizzato a credersi il detentore della verità.

Si confrontano opinioni e ciascuno ha il diritto di esplicitare, a sostegno della propria, argomenti che egli (legittimamente) ritiene più plausibili di quelli avanzati dai sostenitori dell’opinione opposta.

Il metodo consiste nel discutere a partire da una base comune: la comune conoscenza dei contenuti della legge sottoposta a referendum.

Come ognun vede, ciò che davvero accade, con tutto ciò, c’entra ben poco, anzi nulla.

Insulti sanguinosi, processi alle intenzioni, disinformazione distribuita a piene mani sui contenuti della legge, gli oppositori trattati non da avversari che hanno un’opinione diversa dalla propria ma come nemici che è lecito aggredire verbalmente.”

“Ovviamente, trattando di una questione così divisiva, è giusto che ciascuno esponga la propria opinione.

Quella di chi scrive, illustrata periodicamente su questo giornale per oltre trent’anni, è che se si arrivasse davvero a separare le carriere di giudici e pubblici ministeri, questa sarebbe la prima, vera, riforma ‘liberale’ della Costituzione varata nel 1948.

Garantirebbe che il giudice sia sempre terzo, senza legami con l’avvocato dell’accusa e con quello della difesa.”

“Ci attende invece ‘un derby in cui il voto decisivo, plausibilmente, sarà, non già quello di coloro che la pensano in un modo o nell’altro sulla separazione, ma quello di quanti sono a favore o contro il governo in carica: un referendum sul governo, insomma’.”

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