Stefano Folli, su Repubblica, si occupa della campagna per il referendum del 22-23 marzo, per lui “abbastanza indecifrabile”.
“I toni – scrive – sono quelli aspri che hanno indotto ieri il presidente della Repubblica a chiedere, anzi a pretendere rispetto per le istituzioni: rispetto reciproco, visto che anche i rappresentanti dell’ordine giudiziario sono coinvolti a fondo nelle polemiche quotidiane. E del resto, data la materia del contendere, che coinvolge il rapporto tra politica e magistratura, sarebbe strano il contrario. Tuttavia l’elemento che colpisce è l’incertezza sull’esito del voto. O per meglio dire, l’incoerenza dei sondaggi. A seconda degli istituti, si va da un’assoluta parità tra il Sì e il No a una prevalenza dei favorevoli alla riforma, ma con margini variabili: minimi o leggermente più definiti”.
“L’altro giorno il sondaggio Ipsos dava per probabile la vittoria del Sì, ma solo se l’affluenza sarà superiore al 46 per cento. Invece il sondaggio Noto per Porta a Porta attribuisce ai favorevoli un vantaggio ancora discreto: il 53 per cento contro il 47. Ma con un dettaglio tutt’altro che trascurabile: il Sì avrebbe perso ben il 6 per cento rispetto alla precedente rilevazione, mentre il No avrebbe ereditato in toto quella percentuale, passando dal 41 al 47 per cento”.
“È una tendenza a crescere dei contrari alla riforma che si riscontra in quasi tutti i sondaggi, confermata dalla parallela e ancora modesta riduzione degli indecisi. Ne deriva che questo dato, certo non positivo per il Sì, è l’elemento più significativo, al di là delle mutevoli percentuali. Vuol dire che il fronte del No ha indovinato lo stile della campagna: ruvida e tutta politicizzata contro la premier Meloni”.
“Dopo il festival di Sanremo, che ha lo straordinario potere di attutire gli scontri politici come le Olimpiadi nella Grecia antica, la maggioranza di centrodestra, in realtà la presidente del Consiglio in persona, dovrà decidere come riempire le ultime settimane prima del voto. Dovesse proseguire la tendenza favorevole al recupero del No, occorrerà a palazzo Chigi un colpo d’ala”.








