Il Paese è al sicuro se taglia il debito. Lo scrive Veronica De Romanis sulla Stampa sottolineando che “il debito italiano non è a rischio. Gli investitori disposti a comprarlo non mancano.
Nonostante ciò, la premier ritiene che una diversa composizione dei detentori dei titoli pubblici nazionali contribuirebbe a rendere il nostro stock di indebitamento meno esposto agli umori degli investitori stranieri.
Quindi, più stabile, più sicuro. La soluzione proposta dalla leader di Fratelli d’Italia è quella di puntare sui sottoscrittori italiani.
A conti fatti – osserva l’editorialista – il problema del nostro debito non è la composizione. Bensì la dimensione.
Il governo non dovrebbe preoccuparsi di variarne le quote di detentori. Ma di ridurne l’ammontare in rapporto alla ricchezza prodotta.
Come? Dimostrando con i fatti che l’obiettivo è quello di mettere (e, soprattutto, mantenere) il debito in rapporto al Pil su una traiettoria decrescente.
Nello specifico – aggiunge – è necessario convincere gli investitori che ciò che è stato scritto nella Legge di Bilancio rappresenta l’effettiva cornice dei nostri conti per gli anni futuri. Il perimetro in cui muoversi è limitato.
I traguardi che si è posto l’esecutivo sono (giustamente) ambiziosi: non a caso, lo spread è sino ad ora rimasto contenuto.
Per fare ciò serve un’operazione verità che sgombri il campo – una volta per tutte – dal solito mantra ‘Il debito si riduce con la crescita’.
È certamente vero che un tasso di sviluppo maggiore del costo del debito è una condizione necessaria per far scendere il nostro rapporto debito/Pil che oramai è intorno al 145 per cento.
A questo scopo possiamo disporre di uno strumento straordinario come il Pnrr. Crescere, tuttavia, non basta. Bisogna compiere anche ‘uno sforzo di bilancio’.
Nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza viene simulata la dinamica del rapporto debito/Pil: tale rapporto scende nel medio termine solo nell’ipotesi in cui alla crescita viene associato un taglio delle spese.
Lo stesso concetto è ribadito nel Pnrr. E, infatti – conclude – la spending review è una delle riforme strutturali inserite nel Piano. Ma non se ne parla più”.
Per saperne di più:

Quei bambini con il passamontagna | L’analisi

Preadolescenti in piazza a “spaccare tutto”: il villaggio educante si è rovesciato tra schermi e imp...

Pensioni: la doppia stretta del 2027, la Cgil stima tagli fino al 4% fra assegni più bassi e requisi...

Oltre la sfiducia organizzata: la democrazia alla prova delle urne tra elezioni delegittimate e radi...

Giovani, violenza e vuoto di valori: il problema non sono solo i “maranza”, occorre andare oltre la ...






