“Il nuovo Codice dei Contratti rischia di limitare la concorrenza e quindi il mercato dell’edilizia, senza contare gli effetti sui bilanci delle imprese” derivati “dal non aver previsto un sistema automatico di revisione dei prezzi”.
Così, in una intervista al Sole 24 Ore, la presidente dell’Ance Federica Brancaccio.
“I bandi sotto soglia comunitaria, fino al limite di 5,3 milioni di euro circa – spiega la leader dei costruttori – perdono nel nuovo Codice il ricorso alla gara se non in chiave derogatoria.
Lo abbiamo ereditato dal decreto Semplificazioni e da una cultura emergenziale nata nella pandemia dalla quale però sarebbe bene che venissimo fuori una volta per tutte.
Il 90% dei bandi e il 44% del valore messo a gara è sotto la soglia comunitaria.
Peraltro i concessionari dei settori esclusi con questo nuovo Codice potranno fare il 100% dell’in house.
Perché abdicare così al fattore concorrenziale?
Non è così che si velocizza – prosegue Brancaccio – La fase della gara è quella che erode il minor tempo di tutto il procedimento e le lungaggini sono concentrate a monte e a valle nella fase di esecuzione.
Sono certa che il governo saprà intervenire in tal senso”.
La proposta dell’Ance è: “Stabiliamo una soglia intermedia da 2,5 a 3 milioni, oppure rendiamo facoltativo l’utilizzo della procedura ordinaria o di quella negoziata senza bando.
Obbligare un grande Comune a motivare il ricorso alla gara è davvero incredibile”.
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