Il tentativo — malevolo e maldestro — di mettere un bavaglio a Report – commenta Michele Ainis su Repubblica – non è che l’ultimo episodio. Ne è stato artefice il Garante della privacy, che a quanto pare si preoccupa di tutelare la propria privacy, anziché la nostra.
Però la trasmissione di Ranucci è andata in onda, mentre il Garante è finito sotto un’onda. Recando un danno non soltanto alla libertà d’informazione, ma al suo stesso ruolo. Le autorità indipendenti sono altrettante sentinelle dei diritti, tuttavia possono riuscirci a condizione d’apparire davvero indipendenti dai potentati economici e politici. Non è questo il caso.
E d’altronde l’assalto alla libertà di stampa registra ogni giorno una nuova puntata. Qualcuno dirà: nulla di nuovo. La volontà di reprimere il dissenso è antica quanto l’esperienza del potere, si ripete perciò lungo tutti gli itinerari della storia. Ne fu vittima Cristo, processato e ucciso per le sue parole; ma si può inoltre ricordare la persecuzione di Socrate, o più tardi di Giordano Bruno, o di mille altri martiri della libertà.
Del resto la repressione delle voci antagoniste agisce in molte forme, non soltanto con la forca. E ha raccolto paladini autorevoli come Thomas Hobbes, che avallò il potere dello Stato di proibire la diffusione di opinioni pericolose per la pace sociale.
Sennonché la circolazione di opinioni dissonanti giova a tutti, a chi è d’accordo e a chi non è d’accordo. Non foss’altro che per la ragione illustrata nell’Ottocento da Alexis De Tocqueville, dato che ciò frappone un argine alla «tirannia della maggioranza».
È questo, infatti, il lascito del costituzionalismo, della cultura dei diritti che ha aperto l’età contemporanea. Ma questo lascito adesso si è appannato, benché sopravvivano — almeno sulla carta — le garanzie giuridiche che proteggono l’informazione nel suo duplice aspetto: la libertà d’informare, senza altri limiti che quelli dettati dalla deontologia dei giornalisti; la libertà d’essere informati.
Se però si viaggia dal paradiso della Costituzione all’inferno della vita reale, il paesaggio è di tutt’altro stampo.








