Sul Giornale Vittorio Feltri commenta il caso del dossieraggio trattandolo sotto l’aspetto della libertà di stampa.
E riguardo alla pubblicazione di informazioni riservate e secretate, sottolinea che esiste una differenza gigantesca tra il rendere noti ai propri lettori fatti di interesse pubblico, una volta verificata la loro consistenza – opera non biasimevole, anzi meritoria – e l’essersele procurate commissionando un accesso illegale a computer sigillati dal segreto: sarebbe reato.
“Neppure un giornalista ha la licenza di ingaggiare dei ladri, sia pure elettronici.
Ma non credo sia questo il caso.
Feltri pone poi una domanda “piccola piccola”.
Perché in Italia i diritti universali hanno confini che evitano di includere nella cartina geografica delle tutele chi non è di sinistra o comunque fa comodo a quel giro di teste di paglia che monopolizza o quasi stampa e tivù?
E ricorda un caso che lo ha riguardato da vicino:
1) Il Giornale da me diretto rivelò la brutta storia di un appartamento a Montecarlo lasciato in eredità da una nobildonna ad Alleanza nazionale e finito non si capiva come in possesso del cognato di Gianfranco Fini che di An, oltre che della Camera, era presidente.
A documentare il malaffare, segnalatomi dal compianto Livio Caputo, ci pensò Gian Marco Chiocci, ora direttore del Tg1, che spedii nel Principato di Monaco.
Gian Marco suonò a quel citofono, lo sventurato Tulliani rispose.
Tutto questo provocò il prematuro decesso politico di Fini.
Il quale insieme ai suoi bravi mi stra-querelò: arrivarono ad accusarmi di essere uno stalker dato che non mi accontentavo delle smentite e insistevo.
Nessuno intervenne a difendere la libertà del Giornale” sostiene Feltri.
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