“Questo matrimonio non s’ha da fare”. A sostituirsi ai Bravi di manzoniana memoria però è il Covid-19. In questo periodo l’emergenza sanitaria, ha bloccato, in pratica, tutto il settore. Un indotto che solitamente fattura una cosa come 15miliardi di euro tra fiori, fotografi, parrucchieri, agenzie di viaggi e ricevimenti e che ora rischia il collasso.
Molte coppie hanno rinunciato, al momento, per non trovarsi nella eventualità di pronunciare il fatidico sì con l’attuale norma di sicurezza che prevede solo celebrante, sposi e testimoni, senza parenti e amici ed hanno optato, quindi per uno spostamento della data.
Parlando di numeri, sono saltati finora il 18,3% dei matrimoni pari, secondo le stime dell’Istat dello scorso anno a 192mila. Quindi? Cosa accade? C’è chi ha spostato la data delle nozze in autunno con la speranza che l’incubo Coronavirus sia definitivamente alle spalle, c’è chi invece ha pensato di sposarsi direttamente il prossimo anno. Sono una minima parte ha, invece, annullato il matrimonio a data da destinarsi.
E non è solo il dispiacere di non potersi unire con l’altra metà della mela, ma è un intero comparto ad andare in tilt. I ristoranti restano senza quelle prenotazioni da centinaia di persone, i parrucchieri, truccatori, estetiste non hanno più spose nell’immediato da rendere bellissime per l’evento, ma non solo. Avete mai visto un matrimonio senza una bella macchina d’epoca a portare gli sposi? Ecco allora che anche i noleggi auto perdono parte del loro fatturato così come i florovivai, le confetterie, gli eventuali musicisti e le agenzie che organizzano la luna di miele da sogno.
Secondo l’Istat per una singola cerimonia, all inclusive, si spendono più di 20mila euro con il prezzo che sale a seconda delle location più prestigiose del nostro Bel Paese. Senza contare che sono in molti gli stranieri che, attratti, ad esempio dal richiamo di Venezia, vengono in Italia per sposarsi. Un indotto economico non indifferente, che si aggira intorno ai 15 miliardi di euro e che adesso deve fare i conti con questo periodo di pandemia.
Michele Boccardi presidente Assoeventi (l’associazione di Confindustria dei settori events, luxury e wedding), intervistato da La Repubblica, è chiaro: “Il settore degli eventi in generale, di cui il wedding costituisce una buona fetta, è rappresentato da 46mila aziende, 900 mila occupati e vale circa 33 miliardi di euro. Dal primo Dpcm del 4 marzo noi siamo stati completamente inibiti in qualsiasi attività e così sarà almeno sino all’autunno perché gli eventi sono tra le cose a più alto rischio contagio”.
Da qui la richesta fatta al Governo da Federturismo e Assoeventi: “La conces-
sione di un contributo a fondo perduto nei confronti delle imprese turistiche (trasversalmente intese come dall’articolo 61 del Decreto Cura Italia), che abbiano registrato una riduzione del fatturato nel periodo compreso tra gennaio 2020 e giugno 2020 superiore al 50% rispetto a quello del 2019. Tale contributo dovrebbe essere concesso nel limite massimo del 50%, della diminuzione del fatturato, e con un limite massimo di 1 milione di euro per il soggetto beneficiario”.








