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[Il caso] Arenato il decreto per l’extra-produzione di gas

Il decreto per incrementare la produzione nazionale di gas da 2 a circa 6 miliardi di metri cubi si è arenato.

Lo scrive il ‘Messaggero’ precisando che ci sono alcuni dettagli tecnici ancora da definire, tra cui le compensazioni agli operatori. Il timore delle imprese, però, è che il rinvio sia stato più dettato da esigenze di opportunità.

Un decreto firmato in piena campagna elettorale per alzare l’asticella dello sfruttamento dei giacimenti di gas esistenti, con deroghe anche leggere al Pitesai, il Piano per la estrazione energetica sostenibile delle aree idonee, poteva essere una grana da gestire.

Nel 2019, ricorda il quotidiano, è stato il governo M5S-Lega guidato da Conte a decidere di sospendere “i nuovi permessi di prospezione, ricerca o di concessioni di coltivazione di petrolio e gas, di prospezione e di ricerca in essere”, fino all’approvazione, appunto del Pitesai, una sorta di mappa con tanto di paletti per esplorazioni ed estrazione.

Un Piano che, secondo Assoisorse, è destinato ad azzerare nel giro di qualche anno, per esaurimento di fatto, la produzione già ridotta ai minimi di gas nazionale (3,3 miliardi nel 2021).

Col decreto sul gas, release power, si puntava a fornire il gas aggiuntivo a prezzo scontato alle aziende in difficoltà, in attesa che arrivi l’accordo sul tetto al gas Ue.

Ma tra i nodi politicamente più delicati c’è quello delle compensazioni da offrire agli operatori per aumentare la produzione e mettere in campo investimenti forzosamente bloccati da anni e ormai non più così convenienti, senza rimetterci troppo sul prezzo di vendita del gas rispetto a quelli di mercato (intorno a 190 euro).

Gli incentivi per gli operatori potrebbero essere in forma di sconti fiscali, ma potrebbero scattare anche apertura ad esplorazioni in altri settori, mentre gran parte dello sconto sul prezzo offerto alle imprese sarebbe pagato dalle casse pubbliche.

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