Nelle Marche l’esperimento del fatidico “campo largo” non ha avuto successo, commenta Stefano Folli su Repubblica. Il candidato di Giorgia Meloni, Francesco Acquaroli, ha vinto con relativa facilità contro l’ex sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, nonostante l’impegno in campagna elettorale di quest’ultimo e il sostegno ricevuto dalla coalizione.
Ci sarà tempo per valutare le circostanze attenuanti della sconfitta, nonché gli errori commessi, forse figli dell’ansia crescente di risalire la china con qualche colpo a effetto. Sta di fatto che alla fine abbiamo visto un uomo pragmatico, alieno dal massimalismo, conosciuto per il suo realismo — la caratteristica migliore per un amministratore — imboccare una via poco in sintonia con la sua storia. Che non s’identifica con quelle di Elly Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Ricci avrebbe fatto meglio a restare fedele a se stesso. Del resto, aveva proprio nella promessa di buon governo la sua arma migliore.
La polemica sulla sanità pubblica mal funzionante era idonea come arma politica volta a mettere in difficoltà il suo antagonista, ma più in generale per tenere sotto pressione il centrodestra nazionale e di conseguenza la presidente del Consiglio. Ecco quindi uno dei nodi centrali su cui il centrosinistra dovrà far chiarezza.
Delle due, l’una. O le elezioni nelle Marche erano il terreno scelto per scuotere l’albero dell’immobilismo politico e avviare la riscossa di un centrosinistra rinnovato, di nuovo dinamico e capace di parlare al paese. Oppure si trattava di un appuntamento secondario, una regione non molto popolata che non aveva titolo per diventare una sorta di super laboratorio.
Alla fine non si è riusciti nemmeno a mandare alle urne una consistente percentuale di elettori. Chi immaginava un aumento dell’affluenza, segno che il candidato dell’opposizione era gradito al pubblico al punto di scaldarne le emozioni, ha dovuto ricredersi: solo il 50 per cento si è scomodato per recarsi al seggio, a conferma che c’è stato qualcosa di sbagliato nella scelta del personaggio, nella proposta politica o nel modo di comunicare con gli elettori.








