Ascese, ma anche discese in quel di Piazza Affari. Un anno particolare anche per quanto riguarda la Borsa, questo 2020. Antonio Amendola, fund manager equity per l’Italia e l’Europa di AcomeA SGR, ha riassunto alla perfezione l’anno finanziario: «Forse eravamo più preparati a una guerra mondiale, ma non a una crisi sanitaria di queste dimensioni».
Up&down. Dall’analisi dell’indice FTSE Mib in questo 2020, emerge il successo di Diasorin, regina di Piazza Affari con un balzo di circa il 47%, grazie ai suoi test molecolari.
Male il bilancio per i titoli del settore petrolifero, ad esempio Eni e Saipem, in calo rispettivamente del 38% e del 49%. Il settore è stato, come si poteva presumere, tra i più colpiti dal Covid, a causa dal forte calo del prezzo del greggio a causa della riduzione della domanda mondiale di idrocarburi.
Giù anche il comparto bancario. Maglia nera UniCredit, registra un -40%, che paga i timori legati al forte rallentamento dell’economia e alle attese di un aumento degli Npl, ma anche le beghe, legate all’uscita del ceo Jean Pierre Mustier e alle voci di fusione con Mps. In generale spiccano in positivo anche società come Interpump (+40,6%), Nexi (+32,5%), Amplifon (+30,6%) e Prysmian (+33,5%). Al contrario di Leonardo (-43%), Telecom Italia (Tim) (-31%) e Atlantia (-30%).
Bene anche la Ferrari nel 2020, nonostante l’annuncio del cambio del ceo, che chiude a +27%. Nexi si piazza al terzo posto grazie all’esplosione dei pagamenti digitali e alla fusione con Sia. Altrettanto bene Prysmian, dopo l’accelerazione sulla digitalizzazione come effetto immediato dei vari lockdown, e Moncler (+23,6%), grazie alla diversificazione dell’attività a livello mondiale con il 43% dei ricavi realizzati in Asia che, in questa seconda fase, è meno colpita dalle restrizioni per contenere la pandemia rispetto a Europa e Nord America. Giù, invece, anche Leonardo, tra i titoli più venduti durante la fase più difficile della pandemia, e Bper, che ha chiuso con -50,6%. Su quest’ultima ha influito specialmente l’aumento di capitale fino a 800 milioni per rilevare le 532 filiali dal gruppo Intesa Sanpaolo, a seguito dell’Opas portata a termine su Ubi Banca.
L’Ftse Mib registra un calo intorno al 5%. Un dato positivo, considerando da dove si è partiti. Dal 21 febbraio, con la scoperta del “paziente uno” e l’inizio dell’emergenza sanitaria, la situazione globale è precipitata, portando al crollo storico del Ftse Mib del 12 marzo (-16,92%), ma anche a Wall Street con il Dow Jones che il 16 marzo ha lasciato sul terreno il 13,52%. Poi l’intervento delle banche centrali, con le politiche monetarie ultra accomodanti assieme all’intervento dei governi con investimenti a pioggia su individui e aziende hanno avuto l’effetto di inondare di liquidità i mercati. E con i tassi di interesse scesi a zero sui bond i risparmiatori si sono riversati in massa sulle azioni. Effetti che hanno portato gli indici Usa a registrare ripetutamente massimi storici, in particolare il Nasdaq grazie all’effetto del boom dei titoli tecnologici che hanno incrementato gli utili a seguito del virus.
Il 2021, per questo, nell’ambito finanziario diventa un presagio positivo. Grazie ai vaccini, che se confermati efficaci riporteranno a una pseudo normalità, e grazie all’ombrello steso dalle banche centrali, che continuerà ad essere aperto. «Il bello arriva adesso: con il 2021 ci saranno nuove sfide, come il recovery fund e i vaccini. Per ora le economie sono anestetizzate e non vediamo quali saranno le aziende che chiuderanno per sempre colpite dalla crisi. Quello che conta sarà la selettività e il potenziale più alto ce l’hanno le small e mid cap italiane», conclude Amendola.








