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I soldati in Groenlandia | L’analisi di Andrea Bonanni

Andrea Bonanni, su Repubblica, critica il governo Meloni per non aver mandato un contingente italiano in Groenlandia, come gli altri Paesi europei minacciati ora da Trump di nuovi dazi.

“In un momento in cui il mondo sta cambiando velocissimo, stabilendo nuovi equilibri e nuovi assetti, i nostri partiti” – scrive l’editorialista – “continuano a fare gli struzzi, come se le vicende internazionali fossero una delle tante variabili della politica e non, invece, l’unica variante che determinerà il nostro futuro.

Siamo di fronte all’ennesima ‘eccezione italiana’ che, ancora una volta, ci costerà cara.

Ucraina, Afghanistan, Gaza, Iran, Venezuela, Groenlandia, embarghi energetici, guerra dei dazi, contesa sulla regolazione del web: sono quattro anni ormai, da quando i carri armati di Putin hanno cercato di entrare a Kiev, che la politica internazionale prevale, ovunque, sulle beghe di politica interna.

L’arrivo di Trump ha fatto precipitare questa situazione rompendo la coesione dell’Occidente, ribaltando il tavolo multilaterale, adeguandosi alla politica di potenza del suo amico Putin, mettendo sotto attacco le democrazie liberali e l’Europa.

Che ci piaccia o meno, siamo di fronte a cambiamenti epocali.

Nascondere la testa sotto la sabbia non è inutile. È dannoso, perché l’Italia e l’Europa sono l’epicentro del terremoto.

In questo quadro a dir poco angosciante, il nostro Paese è il solo in Occidente ad avere al potere forze politiche che divergono tra loro praticamente su tutte le principali questioni internazionali.

Nel mondo ci sono governi alleati dei russi o alleati dell’Ucraina, che stanno con Trump o che stanno con l’Europa.

Quello italiano è l’unico al mondo che vede sedere insieme amici di Mosca e amici di Kiev, ammiratori di Trump e convinti europeisti.

E, purtroppo, dobbiamo riconoscere che le forze di opposizione non sarebbero molto più omogenee, se mai dovessero vincere le elezioni.

Nonostante gli equilibrismi di Giorgia Meloni, il risultato è imbarazzante.

Mandiamo armi a Kiev, ma non diciamo che sono aiuti militari.

Aderiamo al gruppo dei volonterosi, ma non siamo pronti a spedire soldati per tutelare un eventuale cessate il fuoco.

Condanniamo il genocidio di Gaza, ma non prendiamo una sola misura per fermare Israele.

Definiamo legittimo il sequestro di Maduro, ma intensifichiamo le relazioni con i suoi eredi al potere.

Difendiamo a parole l’integrità territoriale della Danimarca, ma non mandiamo neppure una forza simbolica, come hanno fatto i nostri alleati europei.

Abbracciamo Trump, ma ci becchiamo le sue sanzioni, inasprite su prodotti tipici come la pasta.

Ci professiamo europeisti, ma Washington ci considera una pedina per scardinare l’Ue”.

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