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I riformisti e la giustizia da cambiare | L’analisi di Stefano Folli

Su Repubblica Stefano Folli si occupa della riforma della giustizia, sulla quale si voterà il 22 e il 23 marzo prossimi, come stabilito ieri dal Consiglio dei ministri.

“Quindi mancano due mesi e dieci giorni al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati con la fine – si suppone – del potere delle correnti. Le forze in campo sono abbastanza delineate.

Sabato scorso ha preso il via a Roma la campagna del No con una riunione di innumerevoli sigle (dai Giuristi democratici all’Anpi, Arci, Acli, comitato Salviamo la Costituzione, Pax Christi, Medicina democratica, Rete degli studenti medi e molte altre) a cui si sono aggiunti esponenti politici, da Elly Schlein a Conte a Fratoianni, più il segretario della Cgil Landini che ha un po’ rubato la scena agli altri.

E ha risposto da Firenze la ‘sinistra per il Sì’ convocata da Giustizia e Libertà per iniziativa di Stefano Ceccanti, Enrico Morando e Carlo Fusaro.

A Firenze il presidente emerito della Corte costituzionale, Augusto Barbera, riformista da sempre, ha rifiutato l’estrema politicizzazione del referendum e si è sforzato di restare al tema.

Non è una campagna contro il governo Meloni, – ha detto – per appoggiarlo o per affossarlo ci saranno le elezioni politiche.

E poi: quella di Nordio è una riforma liberale, non è la rivincita di Berlusconi o addirittura di Licio Gelli. Tantomeno è lo strumento per sottomettere la magistratura alla politica.

Barbera ha dato l’impronta al pomeriggio fiorentino.

Ma un altro tema è stato sviluppato da diversi intervenuti. Quello secondo cui esprimersi con un Sì il 22 marzo non significa condannare la sinistra alla sconfitta, bensì riaprirle degli spazi e in definitiva restituirla al suo ruolo naturale.

Si può essere o no d’accordo con questa tesi, ma è evidente che ci si avvicina al punto politico. Per quanto lo schieramento favorevole alla riforma sia desideroso di non trasformare il referendum in una ordalia, è chiaro che sarà difficile scansare una resa dei conti. Non tanto tra destra e sinistra, quanto soprattutto all’interno dell’arcipelago della sinistra”.

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