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Guido Rasi, consulente Ministro della Salute: “Serve più Europa ma con meno burocrazia e maggiore agilità”

“Per la ricerca, nel campo delle life sciences e non solo, ci vuole più Europa, ma non quella attuale. È necessario che sia più coordinata, meno burocratica e con delle regole che possano anche prevedere l’emergenza, l’investimento per obiettivi”. A dirlo all’Adnkronos Salute è Guido Rasi, consulente del ministro della Salute, docente di Microbiologia all’Università di Roma Tor Vergata, già direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, oggi a margine della presentazione del documento per ‘Una Strategia nazionale per le life sciences’, realizzato da Healthcare policy e Formiche, a cui Rasi ha collaborato.

“L’Europa – ha aggiunto – paga la grande debolezza della frammentazione. Un esempio per tutti: durante la pandemia abbiamo avuto 7-8mila studi clinici prodotti in Europa, tutti inconclusivi, e uno solo fatto in America e andato a segno. Perché? Perché hanno un’autorità centrale che è l’Nih che dà un protocollo, dà i fondi adeguati. In Europa chiedemmo dei soldi come Ema, ci dissero che bisognava fare un bando. Ma un bando in pandemia non ha molto senso. Il problema è che non c’è un’autorità che possa prendere decisioni emergenziali, che possa coordinare la ricerca. C’è un po’ l’idea di essere molto egualitari, distribuire le cose equamente, che è un bel principio, ma la ricerca non è democratica, servono decisioni e scelte precise”.

Per quanto riguarda il nostro Paese e il documento presentato oggi, invece, “promuovere ricerca e sviluppo in Italia nel campo delle life sciences è necessario. Fino ad ora si è fatto poco – osserva Rasi – ma è fondamentale per la competitività e per tutte le implicazioni e le ricadute positive, non solo in salute. Bisogna però lavorare molto sull’armonizzazione delle varie legislazioni. Basti pensare che ancora abbiamo i device divisi dal farmaco, le App – e quindi la parte digitale – non ancora regolamentata, invischiata nei processi approvativi di farmaci e dispositivi. E ancora: una legge sulla privacy che non risponde alla realtà e alle necessità della salute, anzi è quasi contro la salute. E soprattutto, la cosa più importante, manca un ambito pubblico-privato che sia molto ben definito, molto chiaro e molto semplice”.

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