«Stiamo vivendo un momento magico, non solo perché l’Italia cresce più di altri paesi europei, ma anche perché c’è una nuova disponibilità ai cambiamenti necessari. Il rimbalzo italiano è più forte, ma non tutti possono ripartire allo stesso modo e recuperare».
Lo ha detto il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, alla presentazione del Venticinquesimo Rapporto del Centro Einaudi.
«La ripartenza non è sincrona in tutti luoghi, c’è molto da fare. Questo genera delle turbative nelle catene di fornitura, lo abbiamo visto sui container con il rialzo delle materie prime. Sono elementi transitori che vanno gestiti. Come ha detto Papa Francesco non dobbiamo perdere l’occasione di una crisi», ha sottolineato Gros-Pietro. «Parlo di rimbalzo perché questa crisi è diversa, con arresto forzoso della produzione. Quando si tolgono i vincoli, il rimbalzo è forte», ha spiegato.
«La velocità della ripartenza, dipenderà dall’evoluzione dell’epidemia e dalla capacità di impiegare efficacemente i fondi messi a disposizione dalla Ue con l’approvazione del programma di aiuti. Le attese sono per una ripartenza dai toni vivaci».
«Nei confronti delle imprese, il compito delle banche nel nuovo scenario non sarà solo quello di erogare credito, ma anche di accompagnarle nell’accesso a fonti di finanziamento alternative con particolare attenzione al capitale di rischio, utile per consentire alle imprese l’investimento in innovazione necessario ad affrontare il cambiamento messo in atto dalle sfide globali e non solo dalla pandemia, che in sostanza ha accelerato un processo di trasformazione già in atto».
«L’attenzione alla sostenibilità economica e ambientale ha pervaso le nostre vite perché si è capito che il tempo per decidere un cambio di paradigma sta per scadere. Il global warming e l’uso appropriato delle materie prime scarse, o inquinanti, unito alla necessità nsare i tempi e i luoghi del lavoro modificheranno il nostro modo di vivere in modo permanente. Una partnership tra pubblico e privato appare allora l’unica via percorribile per definire obiettivi condivisi, sempre più sentiti dal settore privato e, in particolare, dalle imprese come parte essenziale della loro azione quotidiana che potrebbe, o meglio dovrebbe, portare a sostituire il concetto di ricchezza con il concetto di benessere a livello individuale e collettivo», ha aggiunto il presidente di Intesa Sanpaolo.
«La diffusione del virus Sars – CoV-2 e il susseguirsi di ondate di contagio hanno portato a cambiamenti sostanziali nelle abitudini di vita, in particolare nei Paesi più sviluppati. Ne sono state influenzate tutte le attività economiche, per la rapida espansione di modelli di consumo e di modi di lavorare che consentono di ridurre il numero di spostamenti delle persone e di compresenze. La chiusura forzata di attività manifatturiere e di servizi, ancorché temporanea, ha avuto effetti di estremo rilievo sul tessuto produttivo e sull’occupazione».
«Sono emerse fragilità nella catena di produzione internazionale, che erano state sottovalutate e una maggiore attenzione viene ora rivolta alle eccessive dipendenze rispetto ad ambiti esterni. Ciò potrà portare ad una revisione degli schemi di localizzazione della produzione e dello scambio di beni e servizi, incorporandovi strumenti di mitigazione dei rischi di interruzione delle catene di fornitura».
«Ne nasceranno opportunità, per i Paesi altamente aperti agli scambi internazionali che sapranno muoversi tra i primi. La crisi si è caratterizzata in modo diverso da quelle precedenti perché non tanto dovuta a bolle speculative, a cadute della domanda o a inadeguatezze dell’offerta, ma a un vero e proprio stop delle attività produttive a livello mondiale. Una situazione che ha portato a rilevantissimi effetti di rimbalzo della produzione, manifestatesi appena è stato possibile sospendere le misure di confinamento», ha proseguito il presidente di Intesa.
«La gravità della crisi ha indotto le nazioni del vecchio continente a un nuovo atteggiamento rispetto alla gestione del sistema economico: da una visione austera e rigida, a una più flessibile e inclusiva. La sospensione dei parametri di Maastricht, l’approvazione dello strumento Sure e la definizione del pacchetto Next Generation EU rappresentano, di fatto, un avanzamento sostanziale della costruzione europea lungo linee di crescita sostenibili dal punto di vista sociale, economico ed ambientale. Insieme con gli interventi della Banca Centrale Europea, hanno consentito di superare problemi di liquidità iniziare a progettare il futuro».
«Nel 2020, la dinamica del Pil italiano ha seguito l’attuazione delle misure di contenimento del virus, registrando una recessione di profondità e rapidità inedite nel primo e secondo trimestre, un rimbalzo senza precedenti nel periodo estivo, e un nuovo rallentamento in chiusura d’anno in coincidenza con l’avvio della seconda ondata di contagi».
«Nonostante la capacità di reazione mostrata dal tessuto produttivo e la presenza di un settore bancario solido in grado di svolgere un ruolo complementare rispetto agli interventi del settore pubblico e della politica monetaria, il nostro Paese ha archiviato l’anno con un calo dell’8,9% del Pil, mostrando, tuttavia, una elevata capacità di resistenza e di reazione».
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