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Paolo Griseri (La Stampa): «Sblocco dei licenziamenti: uscita graduale dalla safety car dell’economia italiana»

«Con un impegno comune governo, sindacati e industriali hanno prorogato all’inizio d’autunno la durata del blocco dei licenziamenti. La decisione» commenta Paolo Griseri sulla Stampa «sembra venire incontro al timore di Cgil, Cisl e Uil che uno sblocco immediato avrebbe portato a una valanga di espulsioni dalle fabbriche e dagli uffici. Gli imprenditori continuano a ripetere che il blocco italiano è unico nel suo genere nell’Occidente. Portano gli esempi di Francia, Spagna e Gran Bretagna dove però la libertà di licenziamento è compensata da una cassa integrazione più sostanziosa e conveniente per imprese e lavoratori».

«La discussione non è se prorogare all’infinito il blocco: sarebbe impossibile e nemmeno i sindacati lo vogliono. Si discute invece quando eliminarlo. C’è infatti una inevitabile simmetria tra l’evoluzione della pandemia e le scelte di politica economica e sociale del governo», spiega Griseri.

«Si tratta, cioè, di capire quando la ripresa della nostra industria sarà sufficientemente forte da compensare almeno in parte significativa l’effetto delle prevedibili ristrutturazioni che arriveranno alla fine del blocco dei licenziamenti. Sappiamo che per il 2021 l’economia italiana dovrebbe crescere intorno al 4 per cento. Un valore analogo a quello previsto per il prossimo anno».

«Tassi molto significativi, ma non ancora in grado di compensare interamente il crollo del 9,5 per cento del 2019, l’ultimo periodo prima della pandemia, l’anno su cui sono ancora oggi tarati gli organici delle aziende italiane. Nel marzo 2020 era stato sottoscritto un patto tra sindacati e aziende per riprendere rapidamente la produzione anche nei giorni difficili del lockdown più stretto. Tra le clausole di quel patto c’era anche il blocco dei licenziamenti. La logica era quella della safety car nella Formula uno. L’accordo raggiunto ieri tra governo e parti sociali è fatto in modo da consentire un’uscita graduale della safety car dalla pista dell’economia italiana».

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