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Francesco Grillo (Il Messaggero): «Le elezioni del Parlamento europeo e il deficit democratico dell’Ue»

Intervenendo sulla questione del “deficit democratico” dell’Unione Europea, Francesco Grillo illustra una proposta del think thank italiano Vision per mitigare il problema e commenta il meccanismo attraverso cui il Parlamento europeo viene eletto.

«Attualmente» osserva Grillo, «le elezioni europee sono la somma di ventisette elezioni nazionali. Si svolgono in giorni diversi ed è negato il principio che esista una cittadinanza europea che prescinda da quella nazionale, ma anche quello elementare che ciascun parlamentare rappresenti tutti gli elettori: si può votare ed essere votati solo nello Stato nel quale si risiede. Ancora più paradossale è la conseguenza del fatto che i collegi elettorali sono su base regionale e vince chi prende il maggior numero di preferenze».

«Il rapporto del Comitato per gli affari costituzionali del Parlamento ha presentato una prima proposta che prevede una serie di significativi miglioramenti: si propone di votare tutti nello stesso giorno (il 9 Maggio che è anche il giorno in cui si festeggia l’Europa); si istituisce un’unica lista transnazionale con la quale eleggere 46 membri del prossimo Parlamento (che sono il 6% dei 705 che vi sono rimasti dopo l’uscita del Regno Unito); si prevedono, però, una serie di meccanismi che – come per le liste bloccate nelle elezioni italiane – assicurino che i seggi si distribuiscano tra candidati che vengano da tutti i Paesi dell’Unione ed in maniera tale da rispettare una parità di genere».

«Sarebbe questo un passo avanti importante. Il think thank Vision propone, in maniera più radicale ma anche più semplice, che ciascun elettore possa scegliere se far parte del collegio europeo o di quello locale e che il numero di parlamentari transnazionali siano democraticamente determinati da quanti cittadini scelgono di partecipare alla competizione di tipo europeo rispetto a quella nazionale. Il voto elettronico consentirebbe inoltre di premiare i partiti e i candidati i cui voti sono meglio distribuiti tra Paesi diversi».

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