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Goffredo Buccini (Corriere della Sera): «Putin e la sua ricerca di “spazio” per il “vero popolo”»

Tutti noi che desideriamo la pace – scrive Goffredo Buccini sul Corriere della Sera – abbiamo ricavato conforto dai toni di Putin alla parata di Mosca, meno apocalittici del temuto: il presidente russo ha «solo» accusato l’Occidente di voler aggredire il suo Paese, senza dichiarare la preannunciata guerra totale.

Certo, il sospiro di sollievo collettivo non può impedirci di udire un rumore di fondo che si protrae da tempo nella narrazione putiniana.

Quel suono è un ritornello che accompagna molto le dittature: e racconta la loro idea di spazio. Spazio culturale o fisico, geopolitico o militare, spesso ai tiranni lo spazio manca.

Ed è un triste paradosso della storia, visto il proclamato obiettivo di «denazificare» l’Ucraina, che si possano cogliere talune assonanze tra l’idea del Russkij Mir, lo «spazio russo» (nell’uso che ne fa l’autocrate moscovita) e il Lebensraum, lo spazio vitale rivendicato dai nazisti.

Forse l’ostacolo a monte di un percorso che riconduca Putin a un tavolo dove l’Ucraina possa mantenere davvero la sua dimensione statuale integra e indipendente sta proprio qui: nella rivendicazione di «spazio» per il «vero popolo» avanzata dai movimenti conservatori e nostalgici come quello putiniano, attraverso la storia (anche il nostro fascismo lo fece).

Sostenuto dal patriarca Kyrill, il concetto è molto elastico e compare già nell’XI secolo: attiene alle radici e alla lingua, all’etnia e al sentimento. In base ad esso, la Russia putiniana ritiene che le proprie dimensioni siano assai più vaste degli attuali confini della Federazione.

Nel suo famoso discorso per l’invasione di febbraio, Putin sottolinea che l’Ucraina è una «porzione inalienabile» della storia, della cultura e dello spazio «spirituale» dei russi, con un richiamo esplicito a «prima del XVII secolo, quando una parte di questo territorio si è riunita allo Stato russo».

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